Matteo Buzzi
In piena emergenza climatica salviamo il Piano energetico e climatico
Redazione
10.08.2026 23:23

Foto: © Chiara Zocchetti
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Tra città
trasformate in forni a cielo aperto, brulli paesaggi estivi da sud Italia,
boschi interi che perdono le foglie a fine luglio, laghi vicini ai loro minimi
storici, acqua che scarseggia, incendi e ospedali che devono affrontare picchi
di pazienti con colpi di caldo e purtroppo anche morti premature, il pensiero
corre veloce all’estate 2003 e i dati lo confermano: l’estate 2026 sta
gareggiando con il 2003 con buone probabilità di spuntarla. L’estate 2003
l’abbiamo conosciuta come quella più estrema mai osservata da quando si misura.
A causa del mutamento climatico causato dall’uomo però non è purtroppo più
un’estate estrema. A sud delle Alpi con il clima che avevamo tra gli anni 60 e
gli anni 90 del secolo scorso si trattava di un evento con un periodo di
ritorno tra 200 e 1400 anni, quindi con probabilità di occorrenza estremamente
piccole. Trent'anni dopo nel clima attuale può già ripetersi ogni 10-25 anni.
Nel clima in un Mondo a +3°C, verso il quale siamo diretti a tutta velocità
senza azioni di mitigazione ulteriori, sarà un’estate normale a cui si
aggiungeranno le rispettive estati estreme, quelle dei 40-43 gradi per
intenderci.
Nulla di casuale,
ma l’evidente risultato di decenni di inazione climatica da parte delle
maggioranze politiche a livello internazionale, nazionale, cantonale e locale
sia a livello di mitigazione (riduzione delle emissioni dannose per il clima e
uscita dai combustibili fossili) che di adattamento (adattarsi alla parte di
mutamenti climatici ormai irreversibili). Verdi e ambientalisti che da 30 anni
lanciano l’allarme, sono stati tacciati e sono tuttora trattati come estremisti
e catastrofisti.
Nonostante i fatti
stiano dando loro ampiamente ragione, ciò non sembra bastare alle maggioranze
politiche svizzere. A livello nazionale il consigliere federale UDC Rösti, con
il sostegno di gran parte del centrodestra, sta smantellando la già modesta e
ritardataria politica ambientale e climatica svizzera. A livello cantonale sui
banchi del Gran Consiglio arriverà a breve il Piano Energetico e Climatico
Cantonale (PECC). Stando alle ultime tendenze politiche, pur trattandosi di un
piano insufficiente per affrontare l’emergenza climatica, vi è il concreto
rischio che la maggioranza del Parlamento lo peggiori ulteriormente. Da qui il
mio accorato appello al senso di responsabilità di PLR, CENTRO e LEGA ad
evitare di annacquare le già deboli proposte del Consiglio di Stato. I
ragionevoli obblighi per ridurre le emissioni inquinanti e per stimolare il
solare fotovoltaico (che sta salvando l’approvvigionamento elettrico svizzero,
con l’idroelettrico colpito dalla siccità e il nucleare impossibilitato a
raffreddare completamente i reattori per il gran caldo e la mancanza di acqua)
sono più che mai proporzionati alla gravità della situazione. Di fronte alla
minaccia che stiamo osservando in queste settimane, anche un aumento dei
crediti per avanzare più velocemente con un piano di adattamento non può essere
bocciato con miopi calcoli contabili.
Ora più che mai
occorre con responsabilità e lungimiranza guardare negli occhi le attuali e
future generazioni e decidere da che parte stare.
Matteo Buzzi,
meteorologo e capogruppo Verdi in Gran Consiglio

