Amalia Mirante
La tempesta perfetta
Redazione
30.09.2022 10:59

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Al congresso del Partito
Socialista il 13 novembre, la Direzione del partito presenterà una proposta di
lista basata su una premessa infondata e pericolosa: il consigliere di stato
socialista non sarebbe in pericolo, quindi non avremmo bisogno di fare una lista
competitiva perché uno lo faremmo comunque e due non li faremmo in ogni caso.
È un ragionamento fallace e
azzardato.
Chi pensa che sarà una passeggiata
non sta prestando la sufficiente attenzione a quanto succede in Europa e in
Svizzera.
La vittoria di Meloni e alleati in
Italia porterà a quello che sarà il governo più a destra del dopo guerra. Ciò
giunge poche settimane dopo un’altra affermazione della destra, in Svezia.
In Francia, Marine Le Pen è
arrivata per l’ennesima volta al ballottaggio conseguendo un risultato storico:
quasi il 42% dei voti. In quella elezione si sono affrontati il centro-destra
di Macron e la destra-destra del Rassemblement National; quel che è restato
della sinistra è stata a guardare (il partito socialista che fu di Mitterrand
ha da tempo cessato purtroppo di esistere).
In Svizzera i primi sondaggi danno
Verdi e PS in perdita alle federali del prossimo anno ma possiamo per ora
ignorarli. Meno facile ignorare i risultati delle votazioni che abbiamo perso
(comprese quelle recentissime). Essi mostrano che fatichiamo a farci capire e
non riusciamo a convincere. Dall’allevamento intensivo all’AVS, dal decreto
Morisoli a Frontex, dall’iniziativa 99% al pacchetto media, fino alla legittima
difesa, stentiamo a far passare le nostre tesi e proposte. Soprattutto i dati
smentiscono l’idea ingenuamente ottimista che l’esprit du temps sarebbe
favorevole alla sinistra rossoverde.
A questo contesto politico
dobbiamo sovrapporre quello socioeconomico, mai così difficile negli ultimi
vent’anni.
La crisi economica mette in
difficoltà le ricette di tutti comprese quelle socialiste; la crisi energetica
marginalizza le tesi verdi fatte proprie anche dal PS; l’inflazione galoppante
minaccia il potere d’acquisto delle fasce popolari che si suppone dovrebbero
votare per noi ma preferiscono altri; la fragilizzazione del lavoro ci sottrae
il nostro classico referente sociale, il lavoro salariato, mentre non riusciamo
a trovare modi di dialogare con i nuovi soggetti del lavoro.
È veramente la tempesta perfetta.
Stando così le cose, i socialisti
devono produrre una lista forte e competitiva al proprio interno che possa
permette un vero confronto e offrire a elettrici ed elettori una vera scelta:
una lista insomma che sappia massimizzare il consenso, perché al suo interno si
trovano rappresentate diverse posizioni, idee plurali, tesi non monolitiche,
portati da candidate e candidati non tutti uguali tra loro.
Se ci si dà ragione tra di noi, se
si distribuiscono patenti di ortodossia, se conta di più essere fedeli alla
linea che vincere, perderemo. D’altronde, vincere non è fine a se stesso ma
serve per poter incidere nella società. E la lista al Consiglio di Stato
influenzerà il risultato di quella per il parlamento dove non possiamo
permetterci di perdere nemmeno un seggio, eventualità che appare purtroppo
realistica. Per evitarlo è necessaria una mobilitazione forte di simpatizzanti
e cittadini sensibili, perché la cerchia ristretta dei militanti non basterà e
lo sappiamo tutti.
Se si andrà avanti in questa
direzione, certo noi saremo sempre più “ideologicamente puri”, ma sempre meno
numerosi. E saranno altri (Meloni docet) a modellare la società. Dal
canto nostro, noi saremo corresponsabili di questa catastrofe nei confronti
delle generazioni future, per aver scelto il consenso coatto propugnato da
alcuni, rispetto al dialogo e alla creatività che potrebbe invece permetterci
di mobilitare i cittadini e le cittadine e salvare un po’ di futuro per le
generazioni che verranno.
Amalia Mirante

