Lorenzo Quadri
L’IVA come un self service
Redazione
28.06.2026 08:57

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Il Preventivo
federale 2027 torna nelle cifre nere, con un’eccedenza annunciata di 180
milioni di franchi. Una notizia che, in teoria, dovrebbe aprire uno spazio per
il consolidamento finanziario e per una riflessione seria sulla spesa pubblica.
Invece il segnale che arriva da Berna va nella direzione opposta.
La ministra
delle Finanze Karin Keller Sutter ha infatti deciso di accantonare misure di
risparmio che erano già state individuate e approvate in via precauzionale. E
non si trattava di tagli ai servizi essenziali, bensì di interventi concentrati
su ambiti come l’amministrazione federale, alcuni contributi all’estero –
inclusa la partecipazione ai programmi di ricerca dell’UE – e le cosiddette
spese “debolmente vincolate”. Ovvero quei settori in cui è urgente ridurre le
uscite.
Se i margini
di risparmio esistono, se sono già stati individuati e ritenuti praticabili
fino a ieri, perché diventano improvvisamente inutili non appena i conti
migliorano un po’?
Intanto i
contribuenti vengono chiamati con sempre più insistenza alla cassa.
Il Parlamento
federale, nella sessione estiva da poco conclusa, ha deciso di aumentare in
modo permanente l’IVA dello 0,4% per finanziare la tredicesima AVS. La misura
dovrà ancora superare lo scoglio della votazione popolare (con doppia
maggioranza): non è scontato che cittadini la approveranno.
Ma intanto a
Berna già si prepara la prossima mungitura: altro aumento dell’IVA, questa
volta per finanziare l’esercito. E qui il ministro della Difesa, il centrista
Martin Pfister, si supera (in negativo). Come sappiamo, la proposta iniziale di
Pfister per il militare era: 0,8% in più di IVA per 10 anni. Come prevedibile,
però, a parte i suoi sodali dell’ex PPD, gli altri partiti politici gli hanno
risposto picche. E allora, quale sofisticata alternativa s’inventa Pfister?
Aumento dell’IVA dello 0,5%, ma per 12 anni. Se questa non è una presa in giro!
È come dire: “Dato che la zuppa non vi piace, vi propongo il pan bagnato”.
L’andazzo è
chiaro: davanti a ogni nuova necessità politica, o presunta tale, la prima
risposta non è rivedere la spesa esistente, bensì mettere le mani nelle tasche
dei contribuenti.
L’IVA, del
resto, è uno strumento particolarmente subdolo: non arriva una fattura a fine
anno, ma si distribuisce silenziosamente in ogni acquisto quotidiano.
Prima di
chiedere nuovi sacrifici ai cittadini, lo Stato dovrebbe dimostrare di avere
davvero esaurito tutte le possibilità di razionalizzare ciò che già spende (ed
è tantissimo). Invece l’aumento dell’IVA sembra ormai diventato un riflesso
condizionato.
Lorenzo
Quadri – Consigliere
nazionale – Lega dei
Ticinesi

