Andrea Togni
Lugano non è una città violenta. Violenti sono i criminali
Redazione
24.08.2026 17:54

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Accoltellamenti, aggressioni,
risse, ospedalizzazioni, arresti... è comprensibile che, leggendo la cronaca
delle ultime settimane, qualcuno inizi a parlare di una «Lugano violenta». Ma
credo sia importante rovesciare il ragionamento: non è Lugano ad essere
violenta. Sono violente le persone che decidono di uscire di casa mal intenzionate,
magari armate, e che, davanti a un litigio, a una provocazione o a un
regolamento di conti, sono pronte a far violenza.
Quanti di noi, quando
escono la sera per bere qualcosa, andare a cena o incontrare degli amici,
mettono un’arma in tasca? La risposta è evidente. Circolare armati di un
coltello o altro, con l’idea di poterlo usare, non appartiene alla normalità. È
già l’espressione di una disponibilità alla violenza che una società civile non
deve certo banalizzare, ma ancor meno tollerare.
Lugano resta una città bella,
viva e attrattiva. E proprio per questo va difesa con fermezza. Difendere la
sicurezza non significa creare allarmismo, né criminalizzare intere comunità.
Significa distinguere con chiarezza tra chi rispetta le regole e chi sceglie
deliberatamente di infrangerle mettendo in pericolo gli altri.
Regole e rispetto, di cui ho
più volte scritto: chi commette reati (non solo violenti) deve essere fermato,
processato rapidamente e, quando i fatti sono provati / gravi, scontare una
pena realmente dissuasiva. Le conseguenze amministrative o il carcere, per chi
tenta di uccidere o provoca lesioni (con un’arma, con oggetti o anche con le
mani), non può essere una parentesi simbolica. La certezza della pena è parte
integrante della prevenzione.
E quando l’autore di un reato è
un cittadino straniero, dobbiamo avere la stessa chiarezza. La Svizzera dispone
già di norme che prevedono, per determinati reati, l’espulsione dal territorio
nazionale. Queste norme, o anche più severe se caso, vanno applicate con
rigore, a tutela del territorio, nel rispetto dello stato di diritto e delle
decisioni dei tribunali. Chi viene accolto nel nostro Paese, vi vive o vi
lavora e rispetta le nostre leggi e tradizioni merita rispetto e integrazione.
Chi invece commette crimini contro cose e persone deve sapere che può perdere
il diritto di restare qui. Senza indulgenza.
Libertà sì, ma dentro regole
chiare. Rispetto per tutti, ma responsabilità individuale senza alibi. E,
soprattutto, una certezza: chi porta violenza nelle nostre strade deve essere
tolto dalle nostre strade.
La repressione naturalmente da
sola non basta. Le nostre forze dell’ordine e servizi preposti fanno un lavoro
encomiabile, ma forse serve ancor più prevenzione, presenza, intelligence,
controlli mirati nei luoghi e negli orari più sensibili e strumenti moderni (i.e.
videosorveglianza, camera del consumo, …).
Rifuggo dalla dialettica «Lugano
violenta». Lugano ed i luganesi non impugnano coltelli. Lo fanno alcuni singoli.
Ed è verso di loro, non contro la nostra città, che è imperativo reagire con
tutta la fermezza consentita.
Andrea Togni, consigliere comunale PLR Lugano

