Marco Noi
Ma per piacere!
Redazione
10.06.2026 08:10

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Recentemente sul Corriere del Ticino è apparso un contributo
di Karin Valenzano Rossi dal titolo «Formare o importare profili?». La
municipale di Lugano – con un’evidente strizzatina d’occhio all’iniziativa
popolare «No a una Svizzera da 10 milioni» e un rimprovero a chi fa a suo dire
«terrorismo psicologico» affermando che l’iniziativa metterebbe a
rischio la salute del paese per l’impossibilità di importare medici stranieri –
sostiene sia assurdo importare medici formati dall’estero, perché, oltre a
sottrarli ai paesi che li hanno formati, vi sarebbero nel nostro paese «moltissimi»
giovani che vorrebbero intraprendere questa professione, ma non possono perché
i posti di formazione sono limitati. Pertanto, afferma a conclusione del suo
contributo, bisogna «investire massicciamente nella formazione dei nostri
giovani».
Il primo pensiero, leggendo tale contributo, è stato che
anche Valenzano Rossi – come parecchi liberali hanno fatto e stanno facendo da qualche
lustro – stia preparando il cambio di casacca. Altrimenti, bisognerebbe dedurre
che la municipale di Lugano non si ricordi bene in quale partito milita e quale
sia la linea politica da esso seguito.
Allora ricordiamo che il PLR da tempo sostiene attraverso
gli sgravi fiscali un’economia fondata sull’importazione di capitali, aziende e
manodopera «just in time», ovvero pronta all’impiego, senza peraltro
preoccuparsi granché delle risorse sottratte agli altri paesi. E poi ricordiamo
che da tempo il PLR, facendosi dettare l’agenda proprio dall’UDC, esercita un
rigore finanziario ossessivo che oltre ai tagli e alle tasse su prestazioni e
servizi per chi ha bisogno, implica anche tagli agli investimenti alle
università e alle strutture sanitarie. Questi sarebbero i massicci investimenti
PLR nella formazione?
Formarsi – e non solo in ambito medico – non significa
«downloadare» nei formandi la conoscenza. Significa mettere a disposizione
risorse finanziarie, infrastrutturali e umane per seguirli adeguatamente nelle
università e negli ospedali durante un consistente lasso di tempo. Il credo
neoliberale professato dal PLR, che spinge invece a fare sempre di più in meno
tempo e meno risorse per aumentare la produttività, implica per forza di cose
la messa «fuori gioco» dei processi formativi, perché meno efficienti dal punto
di vista finanziario rispetto al fare shopping all’estero, come lo definisce
Valenzano Rossi.
Quindi, spiace dirlo, ma il gatto che si morde la coda lo ha
nutrito anche il PLR di Vitta e Speziali mettendo l’economia nell’acceleratore
degli sgravi fiscali, che riducono le risorse interne anche per la formazione, così
da facilitare l’arrivo dall’estero di capitali, aziende e manodopera già
formata che evidentemente remunerano i proprietari stranieri del capitale e non
certamente il territorio, con la vana speranza che sia la quantità di aziende
attirate a compensare la perdita di indotto. I risultati son lì da vedere.
La domanda è se Valenzano Rossi non se n’era mai accorta
oppure se svia il discorso per nascondere le complicità sue e del suo partito.
Marco Noi - Deputato Gran Consiglio e
Coordinatore Verdi del Ticino

