Livio Zanolari
Massimo Lardi ci ha lasciato, ma continua a vivere nelle sue opere e nella nostra mente
Redazione
07.07.2026 11:50

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Con la scomparsa di
Massimo Lardi, le terre alpine tra Svizzera e Italia perdono uno dei principali
punti di riferimento della letteratura, della promozione culturale, della
divulgazione e dell’educazione.
In termini metaforici,
Massimo Lardi ha dipinto con la sua vasta produzione letteraria, un affresco
molto variopinto e multiforme della realtà, in particolare di quella
poschiavina. I suoi personaggi li trovava ovunque, in un ben determinato
microambiente, che lui sapeva cogliere nella sua interezza.
Grazie alla sua indole
comunicativa faceva rivivere gli episodi dei suoi personaggi e con essi la
storia della sua comunità, imprimendo forza espressiva e, soprattutto,
attenendosi all’autenticità delle fonti. Molte di queste sono rimaste impresse
nella sua memoria fin da bambino. Allora trascorreva parecchio tempo nel
prestino della famiglia e riusciva a memorizzare tante informazioni che carpiva
durante i tipici colloqui che avvengono in un negozio.
Già da piccolo viveva gli
eventi culturali con grande intensità: come spettatore di spettacoli di ogni
genere, come attore, per esempio nei teatrini della scuola, e come lettore di
tutto quanto gli capitava fra le mani, giornali, libri, riviste. La cultura, e
con essa la lingua, hanno plasmato la sua personalità. Fin da giovane ha colto
i codici estetici della lingua e dell’arte, che l’hanno guidato per tutta la
sua vita.
Il talento dello scrittore
Nella sua grande
passione di scrittore Massimo riusciva perfettamente ad attivare la propria
indole comunicativa. In altre parole, scriveva con l’intenzione di mettersi in
connessione con chi legge, perché in lui viveva l’anima del divulgatore, capace
di stimolare il pensiero critico e la sua disponibilità di chiarire concetti
complessi con semplicità. Ha raccontato vicende e le fa rivivere nei suoi testi.
Un esempio su tutti: la bellissima storia d’amore nell’opera del Barone de
Bassus: una narrazione che diventa emozione condivisa.
Aveva sempre una
priorità comunicativa. In ogni incontro con lui, in ogni scambio di
corrispondenza o durante un colloquio telefonico, si viveva la gratificante
sensazione di far tesoro dei suoi messaggi. Era l’espressione dell’apertura e
dell’agilità mentale. Sapeva valorizzare i principi del nostro convivere,
offriva con pacatezza i suoi preziosi consigli, metteva a fuoco concetti e
valori universali: la libertà (compresa la libertà di fede), l’onestà, la
lealtà, il senso di responsabilità.
Lo scrittore Massimo
Lardi sapeva giocare con le parole e con i significati. Come un pianista toccava
tutti i tasti della creatività e delle sfumature semantiche. In una recente
intervista mi disse: «Attraverso la scrittura voglio elaborare realtà e
fatti con quelle facoltà che permettono di cogliere le relazioni fra le cose,
di individuare il contesto e di valutarne le conseguenze.»
Lo faceva con successo
affidandosi alla linearità formale del suo stile, sempre fruibile e
esplicativo, con l’intento di penetrare la sfera cognitiva ed emotiva del
lettore. Uno dei suoi principi inscalfibili era attenersi alla veridicità di
quanto evocava: tutto è vicino al familiare e a frammenti di vicende genuine.
Il flusso narrativo rimane sempre in tensione, in movimento. A ciò si
aggiungono la chiarezza sintattica cristallina, la destrezza dialettica, lo
spessore intellettuale, il bagaglio culturale e interculturale e il sapere
enciclopedico.
Massimo era un
profondo conoscitore della letteratura italiana e non solo: da Dante a Deledda,
da Manzoni a Pirandello, da Verga a Cassola, da Goethe a Tolstoj! Ha riservato
speciale attenzione allo scrittore piemontese Beppe Fenoglio che ha descritto
il mondo rurale delle Langhe e il movimento di resistenza italiana alla fine
della Seconda guerra mondiale. Leggendo le opere di Fenoglio Massimo veniva
attratto dalle opposizioni letterarie, che nei testi accendono la tensione
narrativa. Decise così di dedicare la sua tesi di laurea al tema: Opposizioni e scontri di opposti nell’opera di
Beppe Fenoglio.
L’anima dell’educatore
Come educatore, Massimo Lardi trasmetteva innanzitutto empatia. Stimolava la partecipazione dei suoi studenti,
grazie al coinvolgimento emotivo oltre che intellettuale. Le sue parole e i
suoi messaggi attingevano alla solidità dei valori della nostra tradizione
civica e religiosa. Esprimeva sempre ottimismo, incoraggiamento e fiducia.
Mi sento fortunato di
aver avuto Massimo Lardi come professore alla Magistrale di Coira. Ci faceva
apprezzare, anzi vivere la bellezza e l’eleganza della lingua e l’immenso
valore della letteratura italiana. Giocando e lavorando con le parole ci
chiedeva spesso di risvegliare nei nostri componimenti la percezione
sensoriale: tattile, visiva, uditiva, olfattiva, gustativa. Il professore ci
diceva: «I sensi sono le nostre finestre sulla realtà. E dobbiamo servircene.»
Non trovo parole di
consolazione per la scomparsa di Massimo Lardi. Per me è stato un professore
che amava gli studenti, un interprete appassionato della nostra realtà storica
e uno scrittore di successo, riconosciuto dalla sua comunità come punto fermo della
letteratura e del pensiero.
Caro Massimo, per me
sei stato un grande maestro di vita, e un amico.
Livio Zanolari

