Giulia Petralli
Mentre il clima cambia
Redazione
04.08.2026 14:44

Foto: ©Gabriele Putzu
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C'è qualcosa di profondamente
assurdo nelle scelte politiche prese in queste ultime settimane. Da una parte
stiamo vivendo sulla nostra pelle un'estate segnata da ondate di caldo estremo
e da una siccità sempre più allarmante. Dall'altra, invece di accelerare gli
investimenti per rendere il nostro territorio più resiliente, si decide di
tagliare proprio le risorse che dovrebbero prepararci ad affrontare quella che
ormai è la nuova normalità.
La recente decisione della
Confederazione di ridurre i finanziamenti destinati alla protezione della
natura e ai programmi di adattamento delle foreste ai cambiamenti climatici è
il simbolo di questa miopia. Una scelta che arriva nel momento peggiore possibile.
L'ultima analisi dell'Ufficio
federale dell'ambiente identifica la siccità come uno dei rischi climatici
destinati a crescere più rapidamente in Svizzera. Piogge meno frequenti ma più
intense, estati sempre più torride e una disponibilità d'acqua sempre più
incerta sono solo alcune realtà con cui stiamo già facendo i conti.
In questo contesto, un bosco sano
intercetta e trattiene l'acqua piovana, favorisce l'infiltrazione nel terreno e
contribuisce ad alimentare sorgenti e falde acquifere. Inoltre, riduce il
rischio di frane e colate detritiche, abbassa la temperatura dell'aria
attraverso l'evapotraspirazione, immagazzina grandi quantità di carbonio e
ospita una biodiversità indispensabile al buon funzionamento degli ecosistemi.
L’assurdità è che proprio il
bosco, uno dei nostri più preziosi alleati contro la crisi climatica, è anche
una delle sue prime vittime. Le estati sempre più calde e siccitose mettono
sotto stress gli alberi, li rendono più vulnerabili anche agli incendi e ne
compromettono progressivamente la capacità di proteggerci.
È proprio per questo che la
Confederazione ha iniziato a investire in programmi di adattamento forestale,
per fare in modo che i boschi possano continuare a proteggerci anche in un
clima che cambia.
Programmi che sono ora stati
rivisti al ribasso. Una scelta che rischia di avere conseguenze concrete anche
e soprattutto per il Ticino. Il nostro Cantone è infatti tra quelli
maggiormente esposti agli effetti della crisi climatica: siccità sempre più
frequenti, boschi di protezione sotto pressione e un territorio montano dove la
stabilità dei versanti dipende anche dalla salute delle foreste. E proprio per
questa sua particolare vulnerabilità, il Ticino ha bisogno di più investimenti
nell’adattamento climatico, e non di meno.
La linea incarnata dal
consigliere federale Albert Rösti rischia così di portarci nella direzione
sbagliata, ovvero verso meno strumenti per affrontare le crisi del presente e
prepararsi a quelle del futuro. Una scelta che dimentica come la protezione del
territorio, la sicurezza idrica e la tutela degli equilibri naturali siano
condizioni fondamentali per la nostra vita quotidiana.
Giulia Petralli, deputata
Verdi Ticino

