Lorenzo Quadri
Menu vegano in carcere: la Corte di Strasburgo ha perso la bussola
Redazione
19.07.2026 07:31

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La Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU) torna
a far discutere, e ancora una volta non per aver difeso libertà fondamentali
minacciate da regimi autoritari, ma per aver condannato la Svizzera perché nel
carcere ginevrino di Champ-Dollon non era previsto un menu integralmente
vegano. Sembra una barzelletta, invece è successo davvero.
I ricorrenti sono due militanti antispecisti arrestati
per atti di vandalismo. Uno di loro pretendeva un'alimentazione completamente
vegana. L'amministrazione penitenziaria aveva già adattato in parte i pasti, ma
ciò non è bastato ai giudici di Strasburgo, che hanno ravvisato una violazione
della libertà di pensiero e di coscienza, condannando la Svizzera a versare
circa 26.000 euro tra risarcimento e spese.
La domanda è inevitabile: sarebbe davvero questa la
missione della Corte EDU?
Sempre più spesso i suoi magistrati abusano del proprio ruolo per influenzare la
politica dei singoli Stati. La sinistra vuole i giudici stranieri perché, per
il loro tramite, riesce a imporre delle posizioni (climatiste, immigrazioniste,
woke, …) che mai riuscirebbe a far passare nei parlamenti nazionali; men che
meno nelle votazioni popolari.
Per la Svizzera il problema è ancora più evidente. I
diritti garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) sono
già ampiamente tutelati dalla Costituzione federale. Ciò che cambia è
l'interpretazione sempre più estensiva fornita dalla Corte, che costituisce una
chiara lesione della nostra sovranità e della nostra democrazia diretta.
Non è un caso che diversi governi europei abbiano
espresso crescente preoccupazione per le continue invasioni di campo della
corte EDU, soprattutto in materia migratoria. Nel 2025 nove Paesi, guidati da
Italia e Danimarca, hanno inviato uno scritto di protesta al Consiglio d’Europa.
La Svizzera, però, è rimasta alla finestra.
Quando una Corte internazionale pretende di imporre il
menù vegano nelle carceri, significa che ha smarrito il senso della sua
missione. E’ quindi tempo di
riaprire a Berna il dibattito sulla disdetta svizzera della CEDU, così da non
dover più sottostare all’attivismo politico dei magistrati preposti alla sua
applicazione.
Del resto, nemmeno l’Unione
europea aderisce alla CEDU. Perché riconosce solo la propria Corte di giustizia
UE e non vuole avere tra i piedi i magistrati di Strasburgo.

