Christian Vitta
Nell’interesse dei cittadini
Red. Online
13.07.2026 12:41

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Attorno alla cosiddetta «tassa sulla
salute» italiana e alla sospensione cautelativa del versamento di una parte dei
ristorni da parte del Canton Ticino si è scritto e detto molto in queste ultime
settimane. È utile richiamare alcuni elementi semplici e basilari che ruotano
attorno a questo tema per evitare facili speculazioni e letture distorte.
Punto primo: la legittimità o meno d’introdurre la «tassa sulla salute» in
Italia è e resterà un tema interno alla politica italiana. Non sarà il Ticino,
anche perché non ne avrebbe formalmente la facoltà, a poter sindacare su questo
punto. Saranno verosimilmente i tribunali italiani a doversi pronunciare a
seguito dei preannunciati ricorsi che saranno inoltrati in Italia.
Punto secondo: l’introduzione della «tassa sulla salute» solleva un tema che
non riguarda solo la politica e il diritto interno italiano, ma anche i
rapporti fra due nazioni. L’accordo internazionale fra Svizzera e Italia legato
all’imposizione dei frontalieri prevede che non vi sia una doppia imposizione. Questo
significa che la Svizzera impone fiscalmente i cosiddetti vecchi frontalieri in
modo esclusivo e riversa il 40% di quanto prelevato all’Italia. Quest’ultima
non può quindi imporre fiscalmente una seconda volta i lavoratori. Qualora ciò
avvenisse vi sarebbe una violazione dell’accordo e di conseguenza sarebbe lecito
rimettere in discussione i suoi contenuti. Nel caso concreto, se la «tassa sulla
salute» fosse considerata un’imposta come sostenuto dalla perizia fatta
eseguire dal Consiglio di Stato, saremmo in presenza di una doppia imposizione
e quindi di una violazione dell’accordo internazionale da parte dell’Italia. Il
Ticino sarebbe quindi più che legittimato a richiedere una revisione dei flussi
finanziari fra il Ticino e l’Italia. Non parliamo di importi marginali, ma di
cifre che negli ultimi anni superano stabilmente i 100 milioni di franchi annui.
Come ricordato recentemente dal Prof. Marco Bernasconi, vi
sono delle ragioni ben precise che storicamente hanno determinato l’elevata
percentuale del 40% riconosciuta all’Italia per il calcolo dei ristorni. Oggi siamo
in presenza di nuovi elementi che legittimamente pongono un tema di natura
finanziaria.
Fulvio Pelli, attento conoscitore della politica federale, in una
sua recente intervista ha ricordato come il Ticino disponga oggi di un unico
mezzo per contestare con forza ed efficacia quanto sta succedendo, quello del
versamento dei ristorni. Questo mezzo è stato utilizzato dal Consiglio di Stato
con la sospensione cautelativa del versamento di una cinquantina di milioni di
franchi, formalmente comunicato a Berna evidenziando nel contempo come la «tassa
sulla salute» rappresenti una doppia imposizione in contraddizione con lʼaccordo
recentemente firmato.
Riassumendo: l’introduzione o meno della «tassa sulla
salute» in Italia è un tema di politica interna italiana. Il Ticino non può e
non vuole interferire su questo aspetto. La sua applicazione ha però dei risvolti
internazionali di natura finanziaria che non possono essere ignorati. Ed è su
questo punto che il Ticino deve intervenire con determinazione a tutela dei
propri interessi. L’implementazione di questa nuova imposta in Italia legittima
la messa in discussione di una parte del flusso finanziario che ogni anno dal
Ticino prende la direzione dell’Italia. Questo può avvenire attraverso una
modifica dei parametri che oggi regolano il calcolo di questo flusso o, qualora
la Svizzera non volesse agire in questa direzione, attraverso una soluzione
interna con un accordo politico di natura finanziaria fra il Ticino e Berna. Maggiori
sono le risorse che rimangono sul suolo ticinese, maggiori sono le disponibilità
che rimangono a favore dei nostri cittadini. Questa semplice equazione dovrebbe
spingere più attori, indipendentemente dal loro credo politico, a sostenere con
determinazione le rivendicazioni del Consiglio di Stato a favore del Canton Ticino. La decisione unanime sulla sospensione cautelativa del versamento di
una parte dei ristorni permette innanzitutto di far sedere al tavolo della
discussione tutte le parti interessate a una soluzione evitando l’indifferenza
attorno a questo importante tema.
Christian Vitta, consigliere di Stato

