Christian Colombo
"No a una Svizzera da 10 milioni": incertezza con coraggio o certezza del declino?
Redazione
04.06.2026 14:23

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La
lettura del testo dell'iniziativa popolare "No a una Svizzera da 10
milioni" — in votazione il prossimo 14 giugno — suscita, in un primo
momento, una reazione ambivalente: l'intenzione è condivisibile, ma la
formulazione può apparire eccessivamente rigida. Una rigidità che, però, non è
frutto di ingenuità, bensì di una precisa strategia politica. Per anni la classe politica ha eluso le preoccupazioni dei
cittadini sull'immigrazione, trincerandosi dietro gli accordi bilaterali come
alibi per l'inazione. Eppure, i margini di intervento esistevano: misure
federali e cantonali avrebbero potuto dimostrare che la politica comprende il
problema e agisce. Così non è stato, e le politiche migratorie e d'integrazione
della Confederazione e dei Cantoni — Ticino incluso — mostrano tuttora evidenti
lacune strutturali. Il testo stringente dell'iniziativa è dunque una risposta
deliberata, volta a chiudere in anticipo ogni spazio di manovra a quella stessa
classe politica che ha preferito il rinvio all'azione. L'iniziativa
non è priva di criticità ed è ragionevole prevedere che, in futuro, qualora
emergessero reali necessità, si potrebbe valutare l’introduzione di modifiche
al testo o eccezioni mirate, ma ora bisogna agire. L'obiezione principale riguarda i rapporti con l'Unione
Europea. L'iniziativa entrerebbe in conflitto con l'Accordo sulla libera
circolazione delle persone, pilastro dei Bilaterali I. Al raggiungimento di 9,5
milioni di abitanti scatterebbero i contingenti, incompatibili con gli impegni
vigenti, e l'UE potrebbe applicare la clausola ghigliottina, abrogando l'intero
pacchetto dei Bilaterali I — sette accordi su trasporti, ricerca e appalti
pubblici. È però importante precisare che gli accordi di Schengen e Dublino
appartengono ai Bilaterali II e se pur a rischio non decadrebbero
automaticamente. Uno scenario di rottura totale appare comunque poco probabile:
la Svizzera dipende dall'UE più di quanto l'UE dipenda da lei, ma l'Europa —
con gli Stati Uniti sempre meno affidabili — non ha interesse a perdere un
partner solido come la Confederazione. La prospettiva più verosimile, anche in
caso di denuncia dell'accordo sulla libera circolazione, rimane una rinegoziazione
degli accordi tenendo conto della nuova
volontà popolare. Questa iniziativa ci porta dunque a scegliere tra due approcci: agire, rifiutando una
situazione ritenuta insostenibile nel lungo termine, oppure attendere,
accettando lo status quo per timore delle incognite. La natura umana tende a
temere l'incertezza più di una realtà scomoda — un atteggiamento spesso
penalizzante. Chi sceglie di agire lo fa nella convinzione che una Svizzera
incapace di governare i propri flussi migratori rinunci nel tempo a governare
sé stessa. Come giovane cittadino Svizzero sono convinto che, un futuro con più incognite, ma affrontato con coraggio, sia una scelta migliore rispetto ad una certezza insoddisfacente che rischia di snaturare la nostra
amata Svizzera.
Christian
Colombo
Vicepresidente GLRM
Vicepresidente PLR Chiasso
Consigliere Comunale di Chiasso
Vicepresidente GLRM
Vicepresidente PLR Chiasso
Consigliere Comunale di Chiasso

