Niki Paltenghi
No all'accanimento intensivo
Redazione
12.09.2022 13:28

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Anche se ci rallegriamo della
crescente sensibilità verso le condizioni degli animali (curiosamente variabile
fra un pollo stabulato in spazi ridotti e una capra eviscerata viva dal grande
predatore) invitiamo a bocciare l’iniziativa “contro l’allevamento intensivo”.
Questa rappresenta l’ennesimo attacco volto alle
lavoratrici e i lavoratori del primario, senza includere le dinamiche di
mercato che spingono un allevamento alla sua intensificazione: quasi come se
un’agricoltrice/tore scegliesse, di sua spontanea volontà, di intensificare il
suo allevamento, di inquinare le acque o di spargere pesticidi.
Fintanto che una grande distribuzione (quella a cui la
popolazione attinge quotidianamente per acquistare alimenti) non pagherà dei
prezzi corretti e getterà la produzione locale in concorrenza con prezzi
minori, rimarranno i presupposti per questi tipi di produzione.
Troppo facile denunciare gli effetti senza contemplare le
cause, accollando le colpe solamente alla parte minore dell’intera filiera: la
si smetta di bistrattare le agricoltrici e gli agricoltori, un’assoluta
minoranza fra le poche che ancora operano per rispondere ai bisogni reali,
biologici, della nostra società. Non chiediamo una convergenza di visioni
strategiche, ma un civile e doveroso rispetto verso il faticoso lavoro di
queste persone!
Premesso ciò – oltre alla destabilizzazione
dell’approvvigionamento nazionale, il conseguente aumento dei prezzi delle
derrate e l’ulteriore erosione del potere d’acquisto di consumatrici/tori –
rimproveriamo la mancanza di una prospettiva globale e sistemica in cui queste
iniziative dovrebbero iscriversi.
Coloro che continuano a fomentare il divario (già troppo
ampio) fra produttrici/tori e consumatrici/tori non favoriscono una transizione
ecologica ma la mettono a repentaglio a discapito di un cammino condiviso in
modo reciproco. Il solo capace di sortire un sistema d’approvvigionamento
sostenibile e duraturo nel tempo.
Ricordiamo infatti – e lo facciamo con entusiasmo –
che nel 2021 il popolo ticinese ha accettato l’introduzione della sovranità
alimentare nella Costituzione Cantonale:
(Non ancora in vigore) Art. 14 cpv. 1 lett. n)
1Il Cantone provvede affinché:
[...]
n) sia rispettato il principio della sovranità alimentare in
quanto ad accessibilità agli alimenti per una dieta variata, alla destinazione d'uso
sostenibile del territorio e al diritto dei cittadini di poter decidere del
proprio sistema alimentare e produttivo.
Numerose e creative iniziative stanno già prendendo piede
in Ticino: distributori automatici spuntati come funghi durante la pandemia,
piattaforme di vendita diretta, pionieristici gruppi di acquisto, progetti di
CSA Community Supported Agriculture, piccoli ristori di attrazioni turistiche
che distribuiscono prodotti limitrofi, ecc. Le condizioni degli animali, i diritti del lavoro, il
potere d’acquisto, la correttezza dell’alimentazione e la salvaguardia
dell’ambiente passino da questo canale unitario, non punitivo e decisamente più
lungimirante!
Coerenti con le nostre radici di Partito Operaio e
Contadino Ticinese e riguardosi verso le posizioni delle associazioni di
settore come i Giovani Contadini Ticinesi, invitiamo dunque a bocciare
l’iniziativa del 25 settembre.
di Niki Paltenghi, Gioventù Comunista

