Leandro De Angelis
Non vuoi o non puoi pagare? Il Municipio di Lugano alla Foce non ti vuole
Redazione
13.06.2026 09:44

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Giovedì sera attorno
alle 21 sono arrivato alla Foce del Cassarate. Per accedervi ho dovuto mettermi
in coda tra delle transenne in attesa che il personale di sicurezza mi aprisse
lo zaino alla ricerca di bottiglie o lattine. Questo perché il Municipio di
Lugano ha deciso che queste alla Foce non sono più accettate. Se vuoi entrare e
berti la tua birretta nel luogo più popolare delle serate luganesi, peggio per
te. O compri dentro – a prezzi da bar – o rimani a secco.
Questo a me non va
giù. La Foce è uno spazio pubblico, uno dei pochi con accesso al lago e di gran
lunga la parte di Lugano di maggior successo per le serate estive. E il
pubblico deve avere il diritto di accedervi quando vuole, anche con una birra,
se lo desidera, perché non è uno spazio privato.
Il Municipio
giustifica la sua decisione menzionando problemi di sicurezza. Tuttavia, il
fatto che qualcuno venga alle mani non giustifica la punizione collettiva di
tutte le persone che vogliono bere qualcosa la sera in uno spazio pubblico
senza dover essere obbligate a comprare da un bar. Tanto più che i problemi di
sicurezza sono stati pesantemente gonfiati. Se durante il COVID si creavano veramente
delle situazioni di disagio, oggi questo non è il caso. Ci sono centinaia di
persone che trascorrono le loro serate estive alla Foce senza fare né vivere
alcun problema. Che il weekend scorso ci sia stata una rissa non va bene, ma
reagire imponendo barriere, check point e divieti a tutti è assolutamente
sproporzionato. E se proprio si ritiene di dover fare qualcosa per la
sicurezza, si possono ingaggiare degli operatori di prossimità.
Andare a far leva su
casi isolati è comunque sbagliato. Nel caso migliore, ciò riflette l’ossessione
della politica luganese per l’illusione della sicurezza assoluta.
Quell’ossessione che, con la pretesa (illusoria) di volerci proteggere da ogni
minaccia, crea sempre più limiti, sorveglianza, controlli, ma anche burocrazia
e costi, mandando all’aria la libertà e la responsabilità individuale e
collettiva. Alla faccia della società liberale.
Nel caso peggiore, la
scelta del Municipio è invece la risposta agli interessi economici degli
esercenti presenti alla Foce. Oppure a un riflesso tipico della politica
luganese: ragazzi e ragazze fanno casino, e – e questo forse è il crimine più
grande – non spendono abbastanza, perché si portano le loro cose invece di
comprare al bancone. Insomma, non fanno girare il business e quindi devono
sparire. Anche se è un luogo pubblico. Io potrei fregarmene: non ho più l’età
incriminata, ho un lavoro e se in una serata voglio bermi 3 birre e un drink
non ho problemi a spendere 40 franchi. Ma non è così per tutti, e non lo era
neanche per me fino a quando studiavo.
Invito il Municipio di
Lugano a tornare sui suoi passi, perché abbiamo tutti e tutte il diritto di
vivere gli spazi pubblici. Inclusi studenti, apprendisti e chi ha il portafogli
leggero.
Leandro De Angelis - Presidente
PVL Ticino

