Lorenzo Quadri
Obiettivo: tassa sulla salute e meno ristorni da versare
Redazione
01.07.2026 21:50

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Il Consiglio di Stato ha fatto bene a congelare parte
dei ristorni dei frontalieri. Non per difendere gli interessi dei lavoratori
italiani, ma per difendere quelli del Ticino. Ed è proprio questa la
distinzione che non va persa nel dibattito.
La cosiddetta «tassa sulla salute» decisa
dall'Italia ci va benissimo. Se aumenta la pressione fiscale sui
«vecchi» frontalieri, che continuano ad essere dei privilegiati
fiscali, l'effetto è persino positivo: si attenua almeno in parte quel
vantaggio che alimenta il dumping salariale nel nostro Cantone.
Il punto, quindi, non è chiedere a Roma di fare marcia
indietro. Il Ticino non è il sindacato dei frontalieri. E ci mancherebbe altro.
La questione è un'altra. Se la tassa sanitaria italiana è
in realtà un'imposta - come sostiene la perizia del professor Hinny con
argomentazioni difficili da liquidare - allora Roma ha violato l’accordo
fiscale sui frontalieri, poiché mira ad incassare più del dovuto. Davanti a
questa situazione, i partner svizzeri non possono fingere di non vedere.
Significherebbe passare per fessi e aprire la porta a sempre nuove violazioni.
Ma l’obiettivo ticinese non deve essere l’abolizione
della tassa sulla salute: non ce ne verrebbe in tasca niente. Il Ticino deve
invece saltare sul carro del nuovo balzello e prenderlo come argomento per
ridurre l’importo dei ristorni, trattendendo quindi più risorse fiscali sul
nostro territorio.
Il risultato da raggiungere deve quindi essere: tassa
sulla salute sì e, conseguentemente, meno ristorni da versare all’Italia. Così
da avere sia l’effetto antidumping sul mercato del lavoro che più soldi nelle
casse pubbliche.
Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale Lega dei Ticinesi

