Laura Riget
Ora più che mai bisogna respingere AVS 21!
Redazione
09.09.2022 17:21

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Negli scorsi giorni sono state pubblicate due notizie che rafforzano ancora
di più la mia convinzione a respingere la riforma AVS 21 il prossimo 25
settembre.
La prima notizia riguarda la pubblicazione da parte del Consiglio federale
del rapporto sul divario retributivo di genere, che evidenzia chiaramente come
le donne guadagnino meno durante la vita lavorativa e di conseguenza percepiscano
durante la pensione una rendita chiaramente inferiore rispetto a quella degli
uomini. Il rapporto, stilato dall’Ufficio federale di statistica, indica che il divario retributivo di genere complessivo, cioè la
differenza di reddito per tutte le ore lavorate tra i 15 e i 64 anni, è pari al
43,2%. I motivi di questa enorme differenza sono molteplici: è vero che mediamente
ci sono molte più donne che lavorano a tempo parziale rispetto agli uomini, ma
anche fattori come i salari più bassi in professioni occupate principalmente da
lavoratrici (per es. settore infermieristico) e la disparità salariale a parità
di esperienza hanno un’influenza. La risposta banale sarebbe dire che in fondo
è una scelta delle donne lavorare di meno per occuparsi della famiglia,
dei lavori domestici e della cura di famigliari malati e bisognosi. Ma siamo
proprio sicuri che sia così, in particolare per la generazione delle nostre
mamme e nonne? Qui si parla di donne che hanno passato gran parte della loro
vita in un’epoca in cui non c’erano asili nido, mense e doposcuola; in cui la
conciliabilità lavoro-famiglia non era un tema; in cui c’era anche un forte
stigma sociale nei confronti di mamme che lavoravano a tempo pieno. Una
situazione che è migliorata per le giovani mamme di oggi, ma che resta
difficile.
Ovviamente queste differenze salariali si ripercuotono
sulla pensione. Sempre secondo il rapporto, le donne hanno rendite complessive del 34,6% inferiori
rispetto agli uomini, pari a 18’924 franchi in meno in media. Le differenze
sono particolarmente marcate nel secondo pilastro: solo il 49,7% delle donne
riceve una rendita da una cassa pensione contro il 70,6% degli uomini. E quando
la ricevono è del 47,3% inferiore rispetto a quella degli uomini.
I due argomenti principali usati
dai fautori della riforma AVS 21 per giustificare l’innalzamento dell’età
pensionabile delle donne sono che l’uguaglianza è ormai raggiunta e che semmai
bisognerebbe agire nel secondo pilastro per correggere eventuali distorsioni.
Agire nel secondo pilastro: una buona proposta, che sostengo assolutamente.
Peccato che proprio questa settimana la commissione del Consiglio agli Stati incaricata
di elaborare una riforma del secondo pilastro abbia rinviato nuovamente il
dossier impedendo così di trovare finalmente una soluzione a questo annoso problema.
È chiaro che la maggioranza della commissione – composta da uomini! - vuole
continuare a far aspettare le donne e non intende apportare alcun miglioramento
alle nostre pensioni. Così facendo, essi stessi smantellano il loro principale
argomento a favore del sì. Ora più che mai: NO ad AVS21!
Laura Riget, copresidente PS
Ticino

