Maria Pia Ambrosetti
Perché voto sì all'iniziativa per la sostenibilità
Redazione
10.06.2026 13:20

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Voterò sì all'iniziativa per la sostenibilità perché ritengo
che essa ponga finalmente una questione che la politica svizzera evita da
troppo tempo: la crescita demografica del nostro Paese e i suoi limiti.
Da decenni la Svizzera compensa il proprio deficit
demografico attraverso l'immigrazione. Invece di adottare politiche familiari
efficaci che permettano ai cittadini di avere i figli che desiderano, si è
preferito ricorrere sistematicamente all'importazione di manodopera. È una
soluzione facile, che non affronta le cause del problema. Se una società non
riesce a garantire condizioni favorevoli alla famiglia, alla natalità e alla
trasmissione tra generazioni, dovrebbe interrogarsi sulle proprie scelte politiche
prima di cercare altrove le “risorse umane” di cui ha bisogno.
Dietro questa politica vi sono anche forti interessi: per
molti ambienti economici è più conveniente attrarre continuamente nuova
manodopera dall'estero piuttosto che investire nella formazione, nel
miglioramento delle condizioni di lavoro o in una politica familiare ambiziosa.
In questo senso l'immigrazione di massa diventa una scorciatoia che permette di
mantenere bassi i costi del lavoro e di alimentare la crescita economica senza
affrontarne le conseguenze sociali, territoriali e ambientali.
Ma vi è anche una questione morale che raramente viene
affrontata. Quando i Paesi ricchi attirano medici, infermieri, tecnici,
insegnanti, ingegneri e lavoratori qualificati provenienti da Paesi in via di
sviluppo, sottraggono a questi ultimi “risorse umane” essenziali per il loro
futuro. Mentre si moltiplicano i discorsi sulla solidarietà internazionale, si
continua a favorire un modello che priva molti Paesi delle energie migliori di
cui avrebbero bisogno per svilupparsi.
La vera solidarietà non consiste nello svuotare i Paesi più
fragili delle loro competenze e delle loro forze vive. Consiste nell'aiutarli a
creare condizioni di vita dignitose sul proprio territorio. Significa favorire
investimenti produttivi, infrastrutture, scuole, ospedali, accesso all'acqua,
sicurezza e opportunità economiche affinché le persone possano costruire il
proprio futuro nel Paese in cui sono nate, vicino alle loro famiglie, alla loro
lingua e alla loro cultura.
Troppo spesso, invece, si assiste a una forma di
neocolonialismo economico che non si limita più soltanto allo sfruttamento
delle risorse naturali, ma si estende anche alle “risorse umane”. I Paesi più
ricchi continuano ad attirare le competenze formate altrove, mentre i Paesi di
origine sopportano i costi della formazione e subiscono le conseguenze
dell'emigrazione. Questo sistema viene presentato come progresso e apertura, ma
finisce spesso per favorire soprattutto gli interessi degli ambienti economici
che beneficiano di una manodopera abbondante e a basso costo.
L'iniziativa per la sostenibilità non nasce dall'ostilità
verso gli stranieri. Chi cerca di ridurla a una questione di razzismo evita il
vero dibattito. La Svizzera è sempre stata un Paese aperto e continuerà ad
esserlo. La questione è un'altra: quali sono i limiti di una crescita
demografica continua e quale livello di immigrazione può essere assorbito senza
compromettere la qualità della vita, la coesione sociale, il territorio e la
capacità di integrazione?
Se invito dieci persone a casa mia, desidero che possano
sentirsi a loro agio, essere accolte con attenzione e trovare lo spazio
necessario per stare bene. Se ne invito cinquanta nello stesso spazio, rischio
di non offrire più condizioni adeguate a nessuno. Questo non significa odiare
le quaranta persone in più. Significa semplicemente riconoscere che esistono
limiti oggettivi e che una buona accoglienza richiede responsabilità.
Siamo di fronte a una classica inversione accusatoria: coloro
che da anni difendono un modello di crescita demografica fondato
sull'immigrazione e che hanno contribuito a creare le tensioni attuali in
materia di alloggi, mobilità, infrastrutture e integrazione accusano ora i
sostenitori dell'iniziativa di voler provocare il caos. Ma i problemi che
denunciano come conseguenza del sì sono precisamente quelli che molti cittadini
osservano già oggi. L'iniziativa non intende creare una difficoltà nuova; nasce
dalla volontà di affrontare difficoltà già esistenti.
Vi è infine una questione culturale e politica: una certa
visione globalista tende a considerare le identità nazionali, le tradizioni e
le appartenenze storiche come ostacoli da superare. In questa prospettiva, le
differenze tra i popoli sarebbero destinate a dissolversi progressivamente in
uno spazio globale sempre più uniforme. Io credo invece che la ricchezza del
mondo risieda anche nella pluralità delle culture, delle identità e delle
comunità politiche. Difendere la propria identità non significa disprezzare
quella degli altri; significa riconoscere che ogni popolo ha il diritto di
conservare la propria storia, le proprie tradizioni e le proprie peculiarità.
Votare sì all'iniziativa per la sostenibilità significa
chiedere una politica più responsabile, una politica che sostenga le famiglie
svizzere, che affronti seriamente le sfide demografiche, che aiuti davvero i
Paesi di origine a svilupparsi: la vera sostenibilità non consiste
nell'ignorare i limiti, ma nel riconoscerli e nel governarli con
responsabilità.
Maria Pia Ambrosetti

