Paola Falconi
Perdiamo tempo con gli slogan
Redazione
03.06.2026 23:53

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Avrei voluto rimanere più moderata, immaginando che dietro
all’iniziativa “per la sostenibilità” ci fosse un piano ben pensato, anche
perché i problemi identificati, ci sono o ci saranno nei prossimi anni. Invece
è pura propaganda, con un po’ di greenwashing. La vendono come la panacea di
tutti i mali e la soluzione alle crisi che la Svizzera sta attraversando;
invece, leggendo il testo dell’iniziativa c’è poco o nulla oltre lo slogan.
Il nome è ingannevole, perché l’UDC è il partito che più si
batte contro le votazioni a favore di una pianificazione del territorio che
tenga conto delle sfide climatiche in atto, della biodiversità, della difesa
degli spazi verdi, dello sviluppo e capillarità del trasporto pubblico, di
energie pulite. Dopo aver speso milioni per contrastare queste iniziative che
puntano ad uno stile di vita più sostenibile, in base alle risorse di cui
dispone il nostro paese, decidono di fare un bel mischione di tutti i tempi e
riprendere il loro cavallo di battaglia, ovvero che lo straniero è il capro
espiatorio di tutti i mali che ci affliggono. Però attenzione, solo lo
straniero che “non ci serve”; un po’ come se fossimo al supermercato, noi
passiamo tra gli scaffali e ci scegliamo che cosa portarci a casa e cosa no.
Quindi come unica soluzione, dopo aver fissato un tetto al
numero di residenti in Svizzera, propongono di inasprire la legge sull’asilo
(attualmente già piuttosto restrittiva, basti pensare al caso della famiglia
curda appena rimpatriata dal Ticino) e la legge sul ricongiungimento familiare
(nostalgia del periodo in cui i bambini venivano nascosti nell’armadio?). In
sintesi: vogliono lo straniero ricco, che lavora nei settori dove “girano più
soldi” e tutti gli altri fuori. considerati più come merce, che come umani.
Oltre a porre una questione etica, si dimostra una visione
del mondo poco realistica.
E anche un po’ disonesta, perché incolpano gli stranieri del
caro affitto e della carenza di alloggi, entrando in contraddizione con loro
stessi, da un lato perché a far crescere gli affitti è il divario enorme tra
gli stipendi in alcuni settori (informatica e finanza, ad esempio) e quelli dei
lavori “normali”, causando un mercato dopato, per cui a Zurigo è abbastanza
normale trovare un 3.5 locali a 3500 franchi. Ma chi può permettersi questi
affitti? Gli expat, quella manodopera qualificata di cui il paese ha bisogno,
il tipo di stranieri che l’UDC vuole.
Gli affitti in realtà esplodono per la concorrenza degli
affitti brevi e per gli spacchettamenti di immobili rivenduti in proprietà per
piani. Tutte tematiche che l’UDC non affronta.
Si scaglia invece contro le persone che arrivano da paesi in
guerra, che solitamente si stabiliscono negli appartamenti che non hanno
mercato tra gli svizzeri, perché in zone discoste o perché non rinnovati e
quindi poco appetibili sul mercato locale.
Ciò che ritengo scorretto e triste di questo tipo di
votazione è che si trattano dei temi seri come l’alloggio, il trasporto
pubblico e privato, la salvaguardia degli spazi verdi, un mercato del lavoro
sano, l’invecchiamento della popolazione e l’utilizzo delle risorse del nostro
Paese in modo superficiale. L’UDC individua il capro espiatorio e una volta
“tolto quello”, i problemi si risolvono.
I problemi li abbiamo già prima di raggiungere i 10mio,
allora si tratta solo di posticipare la discussione, dopo aver inasprito le
leggi sull’asilo, forse per il gusto di farlo.
Assistiamo a dibattiti che purtroppo rimangono in superficie
e non si interrogano su come risolvere le questioni sul lungo termine, dovremmo
discutere per definire nuove strategie per affrontare un mondo che cambia e con
sfide molto diverse rispetto a quelle di 50 anni fa.
Invece perdiamo tempo a discutere di slogan e vuota
propaganda, il dibattito si asciuga di contenuti e si limita alla tifoseria. E
se l’iniziativa non passa si lamenteranno che loro la soluzione l’avevano
proposta. Se l’iniziativa passa i problemi non si risolveranno perché
l’iniziativa da sola non porta soluzioni concrete. Che peccato.
Paola Falconi, architetta e consigliera comunale di Riviera – GISO Ticino

