Fabio Monti
Più sicurezza non era uno slogan!
Redazione
26.08.2026 18:28

Foto: ©Chiara Zocchetti
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Due
accoltellamenti gravi in pochi giorni sono già troppi. La preoccupazione che si
respira a Lugano è comprensibile e sarebbe sbagliato minimizzarla.
Ma
proprio adesso la politica deve dimostrare serietà.
In
campagna elettorale, da più parti, abbiamo parlato di più sicurezza. È facile
dirlo davanti a un manifesto. Molto più importante è stabilire cosa significhi
quando un fatto grave accade davvero.
Più
sicurezza non significa promettere l’impossibile: che nessuno commetterà mai un
reato.
Significa
avere uomini e mezzi adeguati, presenza sul territorio, prevenzione,
videosorveglianza dove è utile, collaborazione tra Polizia cittadina e
cantonale e capacità di intervenire rapidamente.
Ed è
giusto ricordare ciò che è avvenuto in questi giorni: nei due episodi più gravi
i presunti responsabili sono stati identificati e fermati. Le due polizie hanno
operato e le indagini hanno prodotto risultati.
Questo
non significa dire che tutto va bene.
Al
contrario: dobbiamo chiederci se servano più pattuglie nelle ore sensibili, se
gli organici siano sufficienti, se esistano fenomeni nuovi da affrontare e se
gli strumenti oggi disponibili siano ancora adeguati.
È
precisamente questo il compito della politica: riconoscere un problema,
valutarlo senza allarmismi e, se necessario, adattare la risposta.
Cercare
invece un responsabile politico per ogni gesto criminale significa confondere
due piani completamente diversi.
Chi
dirige politicamente la sicurezza deve essere giudicato sulle decisioni,
sull’organizzazione, sui mezzi messi a disposizione e soprattutto sulla
capacità di reagire quando la realtà cambia. Non sull’impossibile pretesa che
un episodio criminale non possa mai verificarsi.
Anche
l’esperienza di altre città invita alla prudenza. A Copenaghen, alla fine del
2022, si verificarono cinque accoltellamenti in pochi giorni. La risposta non
fu dichiarare fallita la politica della sicurezza, ma aumentare la presenza,
intensificare le indagini e introdurre controlli straordinari.
È
questo l’approccio che serve anche a Lugano: osservare, prevenire, intervenire
e, dove necessario, rafforzare.
Niente
minimizzazioni. Niente allarmismi. E soprattutto niente ricerca del capro
espiatorio.
Se
abbiamo chiesto più sicurezza, questo è il momento di dimostrare che non era
soltanto uno slogan: sostenendo il lavoro delle nostre forze dell’ordine e
mettendo a disposizione, dove necessario, uomini, mezzi e strumenti adeguati.
Perché
la sicurezza non appartiene a un partito, a un Dicastero o a una singola
persona.
È
una responsabilità di tutti.
Fabio
Monti, Presidente
PLR Distretto di Lugano

