Giovani del Centro e Giovani Verdi Liberali
Profonda preoccupazione per la situazione politica e istituzionale emersa in questi giorni nel nostro Cantone
Red. Online
26.07.2026 16:20

Foto: ©Gabriele Putzu
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La parola «silenzio» deriva dal latino «silentium»,
a sua volta dal verbo «silēre», che significa tacere, restare calmi, non
fare rumore. Talvolta il silenzio è necessario, ed è anzi una forma di
prudenza, in particolare quando sono in gioco accertamenti che spettano alla
giustizia. Nessuno deve essere giudicato prima di un verdetto. Quel silenzio lo
rispettiamo e continueremo a rispettarlo per tutto ciò che attiene alle
autorità competenti. Vi è però un silenzio diverso: quello che la politica riserva
a sé stessa quando preferisce non guardarsi e che con la prudenza non ha nulla
a che vedere. Una vicenda che coinvolge una figura istituzionale non può
esaurirsi nella dimensione privata. Esiste anche una responsabilità politica,
pubblica e culturale, che riguarda il modo in cui una comunità stabilisce ciò
che è accettabile e ciò che non lo è. Ogni forma di violenza, fisica o verbale, e ogni linguaggio
che la banalizza, la giustifica o la rende tollerabile devono essere condannati
con chiarezza. Le parole contano. Contano nella vita privata, nel dibattito
pubblico e pesano ancora di più quando provengono da chi ricopre una funzione
istituzionale.
Il rapporto tra cittadini e politica
La fiducia si costruisce con trasparenza, responsabilità e
senso del limite. L’incertezza prolungata la logora, alimenta sospetti e
indebolisce ulteriormente il già fragile rapporto tra cittadini e politica. Una
democrazia matura deve saper distinguere ciò che spetta alla giustizia
accertare da ciò che, sul piano politico e istituzionale, richiede comunque una
riflessione seria. Altresì, è essenziale sottolineare che negli ultimi anni il
Ticino è stato confrontato a più riprese con situazioni che hanno messo alla
prova la credibilità delle sue istituzioni. Sarebbe troppo comodo archiviarle
ogni volta come casi isolati, per poi lamentare il crescente distacco dei
cittadini dalla politica. È vitale, ora più che mai, chiederci quale cultura
politica vogliamo costruire, quale responsabilità esigiamo da chi esercita
potere pubblico e quale esempio intendiamo dare alle nuove generazioni.
La richiesta
Come giovani impegnati in politica, non vogliamo assuefarci
al cinismo. Non vogliamo accettare l’idea che l’indignazione duri qualche
giorno, che la fiducia si consumi lentamente e che poi tutto torni
semplicemente come prima. Il futuro del Cantone passa anche dalla qualità delle
sue istituzioni e dalla credibilità di chi le rappresenta. Chiediamo quindi, anzitutto, che venga fatta piena luce sulla
vicenda in modo celere, serio e trasparente. Nel frattempo, riteniamo necessario un passo indietro da ogni
funzione politica e istituzionale che possa essere direttamente indebolita
dall’incertezza attuale. Non si tratta di anticipare un giudizio che spetta ad
altri, ma di tutelare la dignità delle istituzioni, la serenità del dibattito
pubblico e la fiducia della popolazione. La presunzione d’innocenza non è in
contraddizione con la responsabilità istituzionale: al contrario, un passo
indietro temporaneo può proteggerle entrambe.
Il Ticino ha bisogno di una politica capace di ricostruire fiducia
Qualora i fatti emersi dovessero essere confermati nella loro
sostanza, riteniamo che non vi sarebbe spazio per soluzioni parziali. In quel
caso, sarebbero necessarie dimissioni complete da ogni carica pubblica e
politica. La violenza di genere, così come ogni forma di incitamento,
giustificazione o banalizzazione della violenza, non è compatibile con i valori
su cui dovrebbe fondarsi la nostra società. A maggior ragione non può esserlo
per chi rappresenta le istituzioni. Non lo diciamo per interesse di parte. Lo diciamo perché il
Ticino ha bisogno di una politica capace di ricostruire fiducia, non di
consumarla ulteriormente. Mancano pochi mesi alle prossime elezioni e il nostro
Cantone ha davanti a sé problemi concreti, urgenti, reali. Una politica
prigioniera degli scandali non riesce a dedicarsi con la necessaria serietà
alle sfide che attendono la popolazione. La nostra generazione non chiede una politica perfetta.
Chiede però una politica consapevole del peso delle proprie parole, dei propri
gesti, dei propri silenzi e del proprio esempio. Il nostro Ticino ha bisogno di rappresentanti esemplari alla
guida di istituzioni credibili. E noi intendiamo contribuire, con coerenza e
responsabilità, a costruirle.
Giovani del Centro e Giovani Verdi Liberali

