Elio Del Biaggio
Quando ricomincia la scuola, quale futuro stiamo preparando ai nostri giovani?
Redazione
25.08.2026 18:56

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Lunedì 31
agosto, in Ticino, migliaia di bambini e ragazzi torneranno sui banchi di
scuola. Zaini sulle spalle, libri nuovi, insegnanti da ritrovare e nuovi
compagni da conoscere. Per molti sarà semplicemente l'inizio di un altro anno
scolastico. Per i più grandi, invece, sarà anche un altro passo verso una
scelta importante: quale formazione, quale professione, quale futuro. Ed è
proprio qui che dovrebbe iniziare la nostra riflessione.
Perché
educare un giovane non significa soltanto trasmettergli conoscenze. Significa
prepararlo alla vita, al lavoro, alla responsabilità e all'autonomia. Significa
dargli gli strumenti per affrontare un mondo che cambia rapidamente, ma anche
la possibilità concreta di costruirsi un futuro nel proprio territorio. Il Ticino
investe nella formazione e offre percorsi diversi, dall'apprendistato agli
studi superiori. Ma dopo la scuola arriva la realtà: il mondo del lavoro, gli
stipendi, gli affitti, i premi di cassa malati, il costo della vita e la
difficoltà, per molti giovani, di diventare economicamente indipendenti. E allora la
domanda è inevitabile: il nostro Cantone è ancora in grado di offrire ai suoi
giovani un futuro abbastanza interessante da convincerli a restare?
È una
domanda scomoda, ma necessaria.
Perché
possiamo formare giovani preparati, competenti e ambiziosi, ma se poi le
migliori opportunità, i salari più attrattivi e le prospettive professionali
più interessanti si trovano altrove, o vengono offerte ad altri, rischiamo di
investire nella formazione di un’intera generazione per poi vederla partire. E quando un
giovane parte, non perdiamo soltanto una persona. Perdiamo competenze, idee,
energie, talento e una possibilità concreta per il futuro del Ticino.
La scuola,
naturalmente, non può risolvere tutto. Ma dovrebbe preparare i ragazzi anche al
mondo reale: alle professioni che cambiano, alle competenze digitali, alla
formazione continua, alla responsabilità e alla capacità di adattarsi. E
dovrebbe contribuire a restituire valore anche alla formazione professionale,
perché un apprendistato qualificato non è una scelta di serie B, ma può essere
una porta concreta verso il mondo del lavoro. Soprattutto,
però, dobbiamo riuscire a trasmettere ai giovani una cosa fondamentale: la
fiducia nel proprio futuro.
Perché se
crescono pensando che il merito conti meno delle conoscenze personali, che per
trovare un'opportunità servano le giuste relazioni o che per realizzarsi sia
necessario lasciare il Ticino, il problema non sarà soltanto economico. Sarà
anche sociale. Ogni anno,
quando la scuola ricomincia, dovremmo quindi chiederci non soltanto che cosa
impareranno i nostri ragazzi, ma anche che cosa troveranno quando ne usciranno.
Troveranno
un'economia capace di valorizzarli? Aziende pronte a investire sui giovani? Opportunità
professionali, salari dignitosi e condizioni per costruire una vita autonoma? Oppure
saremo ancora una volta costretti a guardarli partire?
Il futuro
del Ticino non si misura soltanto nelle infrastrutture, sempre più sovente bisognose
di manutenzione, nei bilanci che si fanno di anno in anno più difficili o nei
progetti annunciati e troppo spesso rinviati alle calende greche, non sempre
pertinenti o davvero prioritari. Si misura soprattutto nella capacità di
offrire ai propri giovani opportunità, prospettive e una ragione concreta per
restare.
E mentre
lunedì le campanelle torneranno a suonare, questa dovrebbe essere la domanda
più importante per tutta la nostra società: «Stiamo
preparando i nostri giovani a partire oppure stiamo finalmente costruendo un
Ticino nel quale possano desiderare di restare?».

