Lorenzo Quadri
Terrorismo islamico: la cittadinanza va sempre revocata
Redazione
12.07.2026 07:37

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Il caso del diciassettenne tunisino naturalizzato
svizzero che, nel marzo 2024, a soli 15 anni, accoltellò un ebreo a Zurigo
riapre un dibattito che la politica non può più rinviare. Un anno di detenzione
per un giovane islamista radicalizzato che aveva dichiarato di voler «uccidere
il maggior numero possibile di ebrei» appare difficilmente conciliabile con la
gravità dei fatti e con la necessità di tutelare la sicurezza pubblica.
Il caso pone due interrogativi. Il primo riguarda
il diritto penale minorile, le cui sanzioni risultano sempre più inadeguate. Il
secondo concerne la revoca della cittadinanza ai naturalizzati che si rendono
responsabili dei delitti più gravi. Le due questioni sono legate: se una
persona considerata una potenziale minaccia rimane sul territorio nazionale, lo
Stato dovrà investire ingenti risorse in programmi di reinserimento, assistenza
e sorveglianza, senza alcuna certezza di successo (anzi).
La possibilità di revocare una naturalizzazione
esiste. L'articolo 42 della Legge sulla cittadinanza consente infatti alla
Segreteria di Stato della migrazione (SEM) di ritirarla a chi possiede anche
un'altra nazionalità e, con il proprio comportamento, arreca un grave
pregiudizio agli interessi o alla reputazione della Svizzera. Quest’ultima
formulazione si applica di fatto solo ai casi di terrorismo. In teoria lo
strumento c'è; nella pratica non viene utilizzato.
Le ragioni sono varie. La procedura non è
automatica: è facoltà (non obbligo) della SEM e richiede anche il consenso del
Cantone d'origine. Inoltre può essere applicata solo a chi possiede una seconda
cittadinanza. Una serie di condizioni che rende la revoca della cittadinanza
un'eccezione anziché uno strumento realmente utilizzato.
I numeri lo confermano. Secondo il Consiglio
federale, finora la SEM ha avviato appena dieci procedure, con sette revoche e
solo tre decisioni definitive. Cifre minime, se confrontate con gli oltre 140
procedimenti per terrorismo aperti dal Ministero pubblico della Confederazione
e con le decine di persone monitorate da Fedpol perché ritenute potenzialmente
pericolose.
È lecito chiedersi se un sistema così concepito sia
ancora adeguato. Se si vuole che la revoca della cittadinanza smetta di essere
un vuoto spauracchio, la normativa va rivista. Il catalogo dei reati che la
permette dovrebbe essere esplicitato e ampliato, includendo non solo quelli
legati al terrorismo, ma anche gli altri crimini di particolare gravità
previsti dal Codice penale.
Resta infine il nodo della doppia cittadinanza. Chi
rinuncia preventivamente al passaporto d'origine non può essere privato di
quello svizzero: questo fa sì che il terrorista "accorto" rinunci
alla nazionalità originaria. È una questione non semplice da risolvere, ma
merita di venire affrontata.
Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale, Lega dei Ticinesi

