Elio Del Biaggio
Ticino ostaggio del traffico: è ora che chi sfrutta le nostre strade paghi davvero
Redazione
16.07.2026 18:31

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C'è
un'immagine che, più di qualsiasi statistica, racconta la realtà quotidiana del
Ticino: quella delle interminabili colonne di veicoli che paralizzano le nostre
strade e trasformano ogni spostamento in una prova di pazienza. Non si tratta
più di un disagio occasionale, ma di una condizione ormai cronica che incide
sulla qualità della vita, sull'economia e sulla competitività del nostro Cantone.
Da anni il
Ticino è diventato uno dei principali corridoi di transito d'Europa. Migliaia
di veicoli attraversano quotidianamente il nostro territorio da nord a sud e
viceversa, utilizzando le nostre autostrade come semplice via di passaggio. Nei
periodi di maggiore affluenza, il Tunnel del San Gottardo, infrastruttura
strategica per i collegamenti europei, si trasforma inevitabilmente in un
gigantesco collo di bottiglia. Le conseguenze sono note: colonne chilometriche,
traffico che si riversa sulle strade cantonali e comunali, centri abitati
congestionati e tempi di percorrenza sempre più lunghi, che rendono sempre più
difficili gli spostamenti quotidiani di chi vive e lavora in Ticino.
Il caso del
San Gottardo è emblematico. Durante i fine settimana, le vacanze e i grandi
esodi estivi, decine di migliaia di turisti e vacanzieri attraversano il Ticino
senza fermarsi, utilizzando il nostro Cantone come semplice corridoio tra il
nord e il sud dell'Europa e viceversa. Non generano un indotto economico
significativo, ma contribuiscono all'usura delle infrastrutture, aumentano
l'inquinamento atmosferico e acustico, congestionano la rete viaria e limitano
la mobilità di residenti, imprese e servizi pubblici. Un costo che,
direttamente o indirettamente, ricade soprattutto su chi in Ticino vive, lavora
e paga le imposte.
A questo si
aggiunge il traffico quotidiano dei frontalieri e dei pendolari
transfrontalieri, che ogni mattina e ogni sera trasforma molte arterie del
Cantone in un imbuto permanente. Percorsi che un tempo richiedevano pochi
minuti oggi possono richiederne il doppio o il triplo. Tempo sottratto al
lavoro, alla famiglia e al tempo libero, con un inevitabile peggioramento della
qualità di vita.
Le
conseguenze non si limitano agli automobilisti. L'intera economia ne risente:
aumentano i costi logistici delle imprese, gli artigiani impiegano più tempo
per raggiungere clienti e cantieri, i mezzi di soccorso possono incontrare
maggiori difficoltà negli interventi e perfino il trasporto pubblico subisce i
ritardi di una rete viaria sempre più congestionata.
A tutto ciò
si aggiungono maggiori consumi di carburante, più emissioni inquinanti e un
crescente livello di stress per migliaia di persone.
La
sensazione è che il Ticino stia pagando un prezzo sempre più elevato per la
propria posizione geografica. Quella che dovrebbe essere una risorsa strategica
rischia infatti di trasformarsi in un pesante svantaggio. Le nostre
infrastrutture sono utilizzate intensamente da chi attraversa il Cantone,
mentre i costi economici, ambientali e sociali ricadono quasi esclusivamente
sulla popolazione residente.
È quindi
legittimo chiedersi se questo sistema sia ancora equo. È davvero normale che
chi utilizza le nostre infrastrutture per poche ore contribuisca nella stessa
misura di chi vive qui tutto l'anno, paga imposte e finanzia la loro
costruzione e manutenzione?
È arrivato
il momento di affrontare il tema con pragmatismo, senza pregiudizi ideologici.
Il principio dovrebbe essere semplice: chi usa, paga. Chi beneficia in misura
significativa di una risorsa pubblica dovrebbe contribuire anche ai costi che
genera. Per questo motivo, l'introduzione di un pedaggio differenziato o di una
forma di contribuzione specifica per il traffico di attraversamento merita una
riflessione seria.
Naturalmente,
qualsiasi soluzione dovrà tutelare i residenti, i lavoratori e le imprese
ticinesi, che già sostengono il sistema attraverso imposte e tasse. L'obiettivo
non è creare nuovi balzelli, ma ristabilire un principio di equità, recuperando
risorse da destinare al miglioramento della mobilità, alla manutenzione delle
infrastrutture e alla riduzione dell'impatto del traffico di transito.
La
posizione geografica del Ticino rappresenta un valore strategico per la
Svizzera e per l'Europa, ma non può trasformarsi in un handicap permanente per
chi vi abita. Essere al centro dei collegamenti europei non deve significare
sopportarne soltanto i disagi.
È tempo che
il principio del "chi usa paga" trovi finalmente una concreta
applicazione anche per il traffico di transito. Non per chiudere il Ticino o
limitare la libera circolazione, ma per garantire un equilibrio più giusto tra
chi attraversa il nostro territorio e chi lo vive ogni giorno.
Perché un
Cantone costretto a rimanere fermo nel traffico è un Cantone che perde tempo,
competitività, attrattività e qualità di vita. E questo è un lusso che il
Ticino non può più permettersi.
Elio Del Biaggio

