Elio Del Biaggio
Tra aula e caserma: quando il servizio militare ostacola il futuro dei giovani
Redazione
30.06.2026 18:47

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In Svizzera, l’esercito di milizia è da sempre motivo di orgoglio e
pilastro della coesione nazionale: un modello radicato nella società, capace di
coniugare responsabilità civica e difesa del Paese. La scuola reclute
obbligatoria, con la possibilità del servizio civile alternativo, seguita dai
corsi di ripetizione periodici, costituisce l’ossatura di un sistema che
coinvolge direttamente i giovani cittadini.
Come ogni sistema, anche questo, per restare credibile, deve sapersi
adattare ai cambiamenti della società. Oggi, però, si manifesta con sempre
maggiore evidenza una frattura tra il percorso formativo dei giovani e le
esigenze del servizio militare di leva, obbligatorio per tutti i giovani
maschi.
Sulla carta, il sistema unisce dovere civico e formazione, certamente, ma
nella pratica entra in collisione con un altro pilastro fondamentale del Paese:
l’istruzione superiore. Il problema emerge nel momento più delicato, quello
della transizione tra liceo e studi universitari. Quando gli studenti
dovrebbero iniziare senza interruzioni il proprio percorso accademico – nelle
università svizzere, al Politecnico federale di Zurigo o a quello di Losanna,
oppure in altri atenei – si trovano invece confrontati con calendari tra loro
incompatibili.
Scuola e caserma non dialogano: i semestri universitari iniziano mentre
la scuola reclute o il servizio civile sono ancora in corso. Il risultato è
sotto gli occhi di tutti: iscrizioni e immatricolazioni rinviate, semestri
persi, e spesso un intero anno accademico compromesso.
Non si tratta di episodi rari o isolati, ma di una criticità
strutturale: il sistema finisce per penalizzare chi vuole semplicemente
proseguire gli studi senza interruzioni. Il costo non è soltanto personale, ma
collettivo: denaro sprecato, frustrazione, perdita di motivazione e un ingresso
ritardato nel mondo del lavoro. Le conseguenze ricadono sull'intera società,
perché un Paese che rallenta i propri giovani rallenta inevitabilmente anche la
propria crescita economica, sociale e il proprio futuro.
A irrigidire ulteriormente il quadro è la continuità degli obblighi:
dopo la scuola reclute o il servizio civile, i corsi di ripetizione annuali frammentano
ulteriormente il percorso di studenti e giovani lavoratori, con un calendario
che non si integra con la vita accademica, ma la interrompe ciclicamente.
Ne deriva un cortocircuito evidente: da un lato si investe nella
formazione, dall’altro se ne ostacola l’avvio: non è una contraddizione
marginale, ma un limite che incide sulla competitività del Paese.
Il problema non è il servizio in sé: il valore della responsabilità
civica, della disciplina e del contributo alla collettività resta intatto. È
invece l’organizzazione a mostrare i segni del tempo: in un contesto formativo
sempre più esigente e scandito da calendari accademici, non è più sostenibile
imporre interruzioni rigide e scollegate dalla realtà scolastica e lavorativa.
Serve una revisione pragmatica ormai non più rinviabile: maggiore
flessibilità nei periodi di servizio militare o civile, un reale coordinamento
con le istituzioni accademiche e modelli più modulari compatibili con il
percorso universitario. Non si tratta di smantellare il sistema del nostro
esercito di milizia, ma di aggiornarlo ai tempi. In caso contrario, il rischio
è trasformare un dovere civico in un ostacolo personale, fino a incrinare il
consenso che lo sostiene.
Chi ha svolto il servizio militare o civile sa bene che disciplina e
senso del dovere non significano rigidità. Da ex ufficiale di milizia, ritengo
che la forza di un esercito moderno risieda anche nella capacità di evolversi
insieme alla società che rappresenta, senza rinunciare ai propri valori
fondamentali.
Se davvero vogliamo investire nel futuro della Svizzera, la priorità è
chiara: permettere ai giovani di studiare, crescere e costruire il proprio
percorso senza ostacoli evitabili, come il servizio militare o civile. Perché
difendere il Paese significa anche non rallentarne il domani.
Un sistema che penalizza la propria gioventù non rafforza la coesione
nazionale: la erode. Uno Stato responsabile e lungimirante non ferma i propri
giovani, ma li mette nelle condizioni di avanzare e progredire, prima di tutto
nella formazione e poi nel lavoro.
Elio
Del Biaggio

