Diego Baratti
Vogliamo commettere lo stesso errore che con la cassa malati?
Red. Online
28.05.2026 11:20

Foto: ©Chiara Zocchetti
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C’è una domanda che
dovremmo porci tutti prima di votare il prossimo 14 giugno sull’iniziativa per
il rimborso delle cure dentarie: vogliamo davvero ripetere lo stesso errore
fatto trent’anni fa con la cassa malati?
Perché il principio è
esattamente lo stesso. Si parte da un problema reale — persone che fanno fatica
a pagare determinate cure — e si propone una soluzione apparentemente semplice:
creare una nuova assicurazione obbligatoria finanziata da salari, imprese e
Stato. Per ora, non ci saranno premi individuali come quelli della cassa
malati, certo. Ma alla fine il risultato cambia poco: nuovi contributi
obbligatori, più costi, più burocrazia e un apparato destinato inevitabilmente
a crescere nel tempo.
Oggi le cure dentarie
in Svizzera funzionano secondo un modello diverso da quello sanitario
tradizionale. È un sistema basato sulla responsabilità individuale, sulla
prevenzione e sulla libertà di scelta. E i risultati sono sotto gli occhi di
tutti. La salute dentale della popolazione svizzera è tra le migliori al mondo.
La carie nei bambini è crollata fino al 90% negli ultimi decenni grazie alla
prevenzione e al servizio dentario scolastico. I costi, inoltre, sono rimasti
relativamente stabili, mentre nel resto della sanità le spese sono esplose.
I promotori
dell’iniziativa parlano di emergenza sociale. Certo, esistono persone che
rinunciano alle cure dentarie per motivi economici, ed è un problema che va
preso sul serio. Ma i dati dicono anche altro: si tratta di una minoranza
limitata della popolazione e, soprattutto, oggi esistono già aiuti mirati per
chi si trova davvero in difficoltà. Prestazioni complementari, assistenza
sociale e sostegni cantonali coprono già le cure necessarie alle fasce più
fragili.
L’iniziativa invece
vuole far pagare tutti di più, anche chi non ne ha bisogno. Ci troviamo di
fatto davanti ad una mini-cassa malati dei denti. E sappiamo bene cosa succede quando entra in
gioco un’assicurazione obbligatoria. Arrivano formulari, controlli,
autorizzazioni, limiti di copertura e discussioni infinite su cosa sia
“necessario” o “economicamente appropriato”. Oggi il paziente decide insieme al
proprio dentista. Domani a decidere sarà l’assicurazione.
C’è poi un altro
aspetto che viene raccontato poco: più si socializzano i costi, meno si
incentiva la prevenzione. È una dinamica che conosciamo già benissimo nella
sanità. Il rischio concreto è di indebolire proprio quel sistema di prevenzione
scolastica che oggi funziona e che ha permesso di ottenere risultati eccellenti
con costi contenuti.
Non è un caso che
iniziative simili siano già state respinte in diversi Cantoni svizzeri. Vaud,
Ginevra e Neuchâtel hanno detto no dopo aver analizzato costi e conseguenze. E
non è un caso che contro questa proposta si siano schierati non solo i partiti borghesi,
ma anche le associazioni dei dentisti stesse.
La vera politica
sociale non consiste nel creare nuove assicurazioni obbligatorie per tutti.
Consiste nell’aiutare concretamente chi ha davvero bisogno, senza distruggere
un sistema che funziona. Per questo il 14 giugno è importante dire no. Per non
ritrovarci tra qualche anno a lamentarci di un’altra cassa fuori controllo,
chiedendoci ancora una volta perché nessuno abbia avuto il coraggio di fermarsi
prima.
Diego Baratti, vicepresidente UDC
Ticino.

