L'ultimo match
Federer, la fine di un’era
Alex Isenburg
23.09.2022 17:11

Foto: © Shutterstock
Questa sera King Roger giocherà la sua ultima partita. Si chiude quindi un capitolo storico per il mondo del tennis, ma che lascerà il segno anche negli anni futuri.
Ogni favola,
pur incantevole e straordinaria che sia, deve avere una fine. Anche quella di
un re, anche quella del Re. Sì, il tennista per eccellenza, il tennis in
persona, bastano due lettere: RF. Oggi, quel giorno che ogni amante dello sport
non avrebbe mai voluto vivere, si è infine materializzato. Presto o tardi anche
lui doveva appendere la fatidica racchetta al chiodo e dire basta. Niente più
partite, niente più vittorie, niente più magie. Una settimana fa, il 15 settembre,
è giunto il temuto annuncio del suo ritiro imminente. Era nell’aria, ma non per
questo, però, fa meno male.
Rivoluzione tennistica
Roger
Federer ha cambiato le sorti di uno sport intero, lo ha trascinato a livelli
mai visti prima, dando vita a una generazione di tennisti, quella dei Big Three
(assieme a Nadal e Djokovic), che è considerata la più forte di sempre. Dopo
aver preso lo scettro mondiale nel 2003, il fenomeno di Basilea ha collezionato
un innumerevole cifra di titoli e record, ponendo l’asticella lassù, in alto
come nessuno prima di lui. È stato un modello, un esempio, per tutti quanti.
Il più spettacolare, il più bello da vedere
Nel tennis,
considerato da molti lo sport del diavolo (a causa delle sue dinamiche che
mettono a durissima prova l’aspetto mentale dell’atleta), esiste una sorta di
regola non scritta: vince chi sbaglia di meno. È sempre stato così, sempre fino
al suo arrivo. Roger non giocava in maniera conservativa, non aspettava gli
errori non forzati dei suoi rivali. Lui danzava sul campo in maniera leggiadra,
spostandosi con la grazia di un ballerino, ma colpendo, al contempo, con una
forza sbalorditiva. Il livello di spettacolo dei suoi match non era
equiparabile ad altri: annoiarsi era impossibile, perché da un momento all’altro
lo spettatore sapeva che lui era costantemente in grado di estrarre un altro
coniglio dal cilindro.
Il talento da solo non basta
Spesso è
stata questa la parola più utilizzata per spiegare il suo dominio nel corso
degli anni. Quella capacità di innata di colpire palline di mezzo volo pur
trovandosi a centimetri dalla riga di fondo, oppure lasciare il pubblico a
bocca aperta per una sua volée elegante o un improvviso colpo tra le gambe.
Federer era questo, ma non solo. Sì, perché il talento da solo non basta,
neanche nel suo caso. Anche lui aveva bisogno di allenarsi, di perdere e di
imparare dai suoi errori. Soventemente si sottovaluta l’aspetto battagliero di
King Roger, ma la sua tenacia è stata fondamentale per i suoi successi, perché
senza quella un come-back come quello del 2017 non sarebbe stato possibile.
Una conclusione unica, degna di lui
Oggi si
conclude una delle carriere più straordinarie della storia sportiva, ma anche
in questo caso, coerentemente con la sua storia, Federer lo fa a modo suo. Il
più grande di sempre non chiude in singolare, ma lo fa in doppio e non con uno
qualunque. Lo fa, infatti, al fianco del suo più grande amico e rivale: Rafael
Nadal. Chiudere alla Laver Cup è una sorta di atto simbolico, un ulteriore
prova di quanto Federer abbia dato al tennis. Lui, che è stato un grande
promotore di questa competizione, dove gli avversari di una vita diventano
compagni di squadra. Per un’ultima
volta, questa sera, potremo assistere al più grande ambasciatore rossocrociato,
a colui che ha rappresentato la Svizzera al meglio in ogni angolo del pianeta.
Non resta che dire una cosa: grazie Roger, grazie di tutto.

