Calcio
Ignacio Aliseda: "Pensavo di smettere di giocare"
Redazione
12.05.2023 07:46

Ignacio Aliseda si racconta a 360° ai microfoni di Ticinonews, dall'esperienza negli Stati Uniti fino al Lugano, e ai suoi sogni da Nazionale.
"Nacho" Aliseda ha dato prova di essere un giocatore rinato dando al Lugano quella spinta in più per giocarsi un posto importante in campionato e la possibilità di vincere la Coppa Svizzera. Il suo debutto nel calcio è stato in Argentina, nel Defensa y Justicia: "Tutto è iniziato in Argentina, nella squadra Defensa y
Justicia. Poi, sono andato a Chicago e infine sono arrivato a Lugano. Però ho iniziato
a giocare a calcio nel “barrio” di Buenos Aires. A Buenos Aires si vive di calcio. I bambini ci giocano tanto. Da piccolo guardavo il Boca, la mia squadra
del cuore. Adesso guardo tanto calcio, mi piacciono le squadre che giocano bene e soprattutto Defensa y Justicia, dove ho debuttato. Ho iniziato a seguire il
calcio internazionale con i Mondiali di calcio del 2006 in Germania. E, ovviamente,
mi piaceva l’Inter di Diego Milito. Ma mi piaceva anche guardare il Barcellona
di Messi", ci racconta Aliseda.
Il valore della famiglia
"La famiglia per me è molto importante", prosegue l'attaccante del Lugano. "È la cosa più
importante che ho. In Argentina, sia i giocatori sia la gente si identifica
molto con la famiglia: per me è tutto. Non andavo bene a scuola, non mi piaceva.
Ovviamente, questo non piaceva tanto a mia mamma. Nello sport, invece, andavo
bene. È stato difficile far accettare a mia mamma che volevo fare il
calciatore. Quando ne abbiamo parlato ero molto giovane, avevo 15 anni. Lo ha
accettato, ho lasciato la scuola e ho potuto fare il calciatore. La mia prima
partita da professionista era in Copa Sudamericana. Inizialmente, la mia
famiglia non poteva venire allo stadio, perché non aveva i soldi. Ma alla fine
siamo riusciti ad averne per entrare. Ho giocato 20 minuti e ho segnato
il mio primo gol: incredibile. È difficile andare a giocare sapendo che la tua
famiglia non ti può seguire, ma in fondo sapevo che mi sostenevano anche a distanza.
Volevano il meglio per me, quindi ero tranquillo", dice Ignacio Aliseda.
L'esperienza negli Stati Uniti
L'attaccamento alla famiglia e alla sua terra non ha impedito ad Ignacio Aliseda di coltavare il suo sogno negli Stati Uniti, più precisamente con i Chicago Fire, non senza difficoltà: "Andare a Chicago è stata la miglior scelta che ho fatto. La
squadra era forte, ho parlato con la mia famiglia e voleva che andassi a Chicago", continua il centravanti. "Non è stata una decisione difficile, ma era complicata. Ero un giocatore
importante di Defensa y Justicia e andarmene così giovane non era semplice. Per me
e la mia famiglia da quel momento è cambiato tutto. È andato tutto molto velocemente.
Pensavo di avere un po’ più di tempo a disposizione per trasferirmi, ma per me e
la mia famiglia è stata la decisione migliore. Io ero a Chicago. Loro erano in
Argentina, poi a marzo è arrivato il COVID. Sono stato solo per due anni a
Chicago. Per me è stata un’esperienza molto difficile. A Chicago c’era un
ragazzo che conoscevo, avevo già giocato con lui. Andavamo a mangiare assieme,
ma mi mancava la mia famiglia. Con loro al mio fianco le cose sarebbero
andate diversamente. Non averli vicino era difficile, perché quando
giochi a calcio e li vedi in tribuna sei felice. Avevo 20 anni ed ero comunque giovane, anche se stare da solo mi ha fatto bene. Continuavo a
pensare che Chicago aveva investito tanto su di me: mi mettevo tanta pressione
sulle spalle e non riuscivo a dare abbastanza. Anche i primi mesi a Lugano era
così. Ci pensavo tutto il tempo, ma non riuscivo a dimostrare il mio valore. Lo
staff di Chicago me ne ha parlato, ma sempre con rispetto. Sapevo di avere il
loro sostegno ed era importante che mi ascoltassero e capissero perché ero
ancora giovane. In ogni caso mi hanno sempre aiutato", puntualizza l'attaccante bianconero.
L'approdo sulle rive del Ceresio
Aliseda ha poi proseguito la sua carriera dove sappiamo tutti. Il suo approdo in Europa è stata una scelta importante, che con il passare del tempo sta dando i suoi frutti: "In quel periodo è arrivato il Lugano. Ho parlato con Croci-Torti
e mi ha detto che qui avrei giocato. L’idea mi è piaciuta, l’ho vista come una
sfida. Il Lugano aveva una buona classifica. Venire qui è stato molto positivo
per me. Potevo scegliere tra rimanere a Chicago o venire a Lugano. Ho
parlato con Croci-Torti per vedere cosa si aspettasse da me. Mi ha detto che
sarei diventato un giocatore importante e a Chicago ho detto che sarei venuto
qui. I primi mesi sono stati difficilissimi: non giocavo e non avevo ritmo, non avevo la famiglia a fianco, ma poi è andato
tutto per il verso giusto. I primi mesi però sono stati proprio duri. Prima di
arrivare, non immaginavo un club così. Chicago era una squadra improntate e
venire qui non è stato facile. Ho dovuto adattarmi alla città di Lugano. Quando
sono venuto qua ho pensato “Ma perché?”. Ma era il progetto che Dio aveva per
me", sostiene Ignacio Aliseda. "Non sono arrivato in forma", prosegue "Nacho": "Non avevo voglia di giocare, non
avevo la testa. Nello stesso periodo ho avuto problemi che non potevo risolvere.
Non potevo dare al club quello che si aspettava da me: non avevo la testa, mi
infortunavo spesso, è stato il periodo peggiore. Ogni volta che mi allenavo mi
facevo male. Stavo così male che un giorno ho detto a mia madre che pensavo di smettere. Sentivo che non riuscivo a dare nulla. Ma poi mi hanno
mandato a giocare con il Lugano II. Ho ritrovato il mio gioco e vincevamo, ma
la prima squadra andava bene e non aveva bisogno di me: questo mi ha fatto male. Mi
ha salvato il Mondiale. Ero da solo a casa a vederlo. La vittoria dell’Argentina
mi ha caricato. Pensavo che se avessi fatto delle scelte migliori, avrei potuto
esserci. E il fatto di aver giocato con giocatori della Nazionale, mi ha
motivato. Da Silva mi parlava spesso, mi diceva che potevo fare la differenza. Il
suo sostegno è stato molto importante", ricorda l'attaccante del Lugano.
La svolta
"Sono andato dallo psicologo 2-3 volte e mi ha cambiato la
testa", ribadisce Ignacio Aliseda. "Era la prima volta che avevo bisogno di parlare con qualcuno. Ho cambiato
mentalità. Parlare con lui mi ha fatto tornare la
voglia di giocare. Ero più positivo, passavo più tempo in famiglia. Parlare dei
miei problemi mi ha fatto bene. Adesso, prima delle partite, mi parlano tutti.
Il pubblico mi applaude quando scendo in campo. È speciale perché prima non
riuscivo a dare il meglio di me. Adesso finalmente gioco bene e posso aiutare
la squadra. Contro il GC ho fatto una grande partita, ma la mia migliore è stata
quella contro il Servette. L’anno scorso in Coppa ho giocato 22 minuti, quest’anno la voglio
vincere da protagonista. L’anno scorso non mi sentivo parte della squadra, pensavo fosse la coppa di chi l’aveva giocata, non la mia. Quest’anno è
cambiato tutto e voglio vincerla. Ho un buon rapporto con Croci-Torti e il “Prof”
Townsend. Adesso che parlo la lingua, è più facile. Si può scherzare, ma quando
bisogna essere serio lo sono", ricorda Aliseda.
"Sogno la Nazionale"
Ignacio Aliseda ha avuto una crescita esponenziale nell'ultimo periodo, che ha permesso al giocatore di avere più sicurezza nei propri mezzi: "In Argentina mi chiamavano “Nachito” o “Nacho”. Non mi
piacciono tanto i soprannomi. Nacho è un diminutivo di Ignacio, come Francisco
diventa “Pancho”. Il CdT mi ha chiamato il “Messi delle Alpi”. Lo ha scoperto
mia mamma, è stato incredibile. Meglio Messi o Maradona? Indubbiamente Messi. Questo mio percorso è importante per quello che faccio
adesso. Sento che posso diventare un giocatore ancora più forte. Il mio
obiettivo sul corto termine è di vincere la coppa., ma c’è anche un secondo
posto da conquistare. Sarebbe bellissimo giocare la Champions League. Piacerebbe
a tutta la squadra. E poi… sogno la Nazionale. In squadra ho un bellissimo
rapporto con Valenzuela e Sabbatini. Mi hanno aiutato molto quando sono
arrivato. Non so dove vorrei giocare in futuro. Penso al Lugano, poi si vedrà.
Il mio sogno sarebbe giocare nel Boca Juniors. Un giorno mi piacerebbe tornare
in Argentina per la gente, la mia famiglia e per quello che rappresenta il
Boca. Mi potete augurare il meglio. Tutto quello che mi dite mi serve a migliorare
e per iniziare una nuova carriera con la testa a posto. Penso che sia importante
augurare sempre il meglio a qualcuno", conclude Ignacio Aliseda.

