Sci
L'addio di Lara Gut-Behrami: «Esistono pochissime atlete di questo livello»
Andrea Scolari
06.08.2026 17:27

Foto: © KEYSTONE/Gian Ehrenzeller
Beat Tschuor, capo allenatore dello sci alpino femminile di Swiss-Ski, commenta la decisione di Lara Gut-Behrami di mettere fine alla propria carriera agonistica
«Lara
Gut-Behrami è stata un’atleta determinante per Swiss-Ski, così come per lo
sport femminile in Svizzera. Lo è stata per carattere e personalità». Beat
Tschuor, capo allenatore dello sci alpino femminile di Swiss-Ski, commenta con
queste parole l’addio della sciatrice ticinese al Circo Bianco, che «mancherà
al cento per cento», aggiunge spiegando che «nel corso dei decenni nascono pochissime
atlete di questo livello» e Lara «è paragonabile a Lindsey Vonn, a Mikaela
Shiffrin e a tutte le migliori del mondo». Per questo il Circo Bianco «ha
subito una perdita enorme», ma la decisione dell’atleta di Comano «va
rispettata e deve essere quella giusta per lei, non per gli altri».
«Non vedo l’ora di sciare e sono felice così»
Lara Gut-Behrami si è congedata dal cancelletto di partenza
con carta e penna, scrivendo una lettera d’addio alle gare, ma d’amore per
quanto riguarda lo sci. Lei che in carriera ha vinto 48 gare, salendo sul podio
in 101 occasioni e mettendo in bacheca tre medaglie olimpiche, nove mondiali,
due Coppe del Mondo generali, sei coppette di specialità in Super-G e una di
gigante, lo ha detto chiaramente: «La sensazione di libertà assoluta sulla neve
non mi ha mai abbandonato. C'era da bimba, era presente da atleta e mi
accompagnerà anche in futuro. Penso che nella vita ci sia un momento per tutto,
e ora so che non è più il mio momento di mettermi un pettorale e fare delle
gare. Non vedo l'ora di sciare e sono felice così». Forse è anche per questo che Tschuor non si dice sorpreso
della decisione della ticinese. «Sapevo che Lara avrebbe preso una decisione e
che questa sarebbe stata la migliore per la sua vita, la sua salute e la sua
famiglia. Per me era una 50-50 a livello di possibilità e quindi la sua scelta
di ritirarsi non mi ha sorpreso».
«Non resta che accettare la sua decisione, semplicemente»
Per molti appassionati la speranza era quella di un ultimo
valzer sulle nevi di Crans-Montana, dove a febbraio 2027 si terranno i
Campionati del Mondo di sci alpino. Già, perché a causa dell’infortunio subito a
novembre dello scorso anno durante un allenamento a Copper Mountain, in
Colorado, Lara Gut-Behrami ha dovuto rinunciare alle Olimpiadi di Milano-Cortina
2026. Il desiderio, come scritto, era quello di vederla sciare un’ultima volta,
ma il ritiro lo aveva già anticipato alla vigilia dei Mondiali di Saalbach del
2025 con un «è fatto, questi saranno i miei ultimi campionati iridati» e
confermato durante il media day di Swiss-Ski dello scorso anno. «Ancora un
inverno, poi è finita», aveva detto alla stampa. Poi, durante un evento
organizzato dal suo sponsor, sembrava aver lasciato aperto uno spiraglio su un
possibile ritorno. «Solo quando terminerò la riabilitazione, saprò se la mia
carriera continuerà anche tra le porte del Circo Bianco, oppure no», aveva
detto. Mercoledì, invece, ha tolto ogni dubbio, confermando la decisione di appendere
sci e scarponi al chiodo.
Il futuro dello sci femminile
Con l’uscita di scena di Lara Gut-Behrami, il Ticino e la
Svizzera hanno perso una delle sciatrici più forti del mondo. Chi potrebbe
prendere il suo testimone all’interno di Swiss-Ski? «Ci sono ancora alcune
atlete della sua generazione come Corinne Suter, Jasmine Flury e Wendy Holdener,
mentre Camille Rast ha una mentalità simile a quella della ticinese», spiega Tschuor,
aggiungendo che «ora bisogna fare in modo di far crescere le giovani come
Malorie Blanc affinché abbiano la mentalità giusta: quella di vincere le gare e
non piazzarsi a metà classifica». Su questo aspetto risuonano ancora oggi le
parole dette proprio da Lara Gut-Behrami durante un’intervista con la FIS, la
Federazione internazionale di sci e snowboard. «Cosa mi manca dell’inizio della
mia carriera? Tutti erano più onesti. Ora ci sono i social media ed è quasi più
importante piacere a tutti. Per questo mi mancano un po’ le atlete come Anja
Pärson, Janica Kostelić o Tina Maze. Loro mostravano le vere emozioni. Andava
bene essere arrabbiati, perché noi lavoriamo duramente per vincere le gare e
non per arrivare decime. Può succedere, se si sbaglia e in quel caso lo
accetti, ma non dirò mai ‘è fantastico’».

