Sport
Lara Gut-Behrami, il ricordo di chi l'ha accompagnata: «Un’atleta modello»
Redazione
06.08.2026 21:35

Foto: © Shutterstock
Dall'ex direttore tecnico di Swiss-Ski Angelo Maina a Roberto Mazza, che ne ha curato la comunicazione agli inizi della carriera: i ricordi di chi ha vissuto da vicino l'ascesa della sciatrice ticinese dopo l'annuncio del suo ritiro.
Con l'annuncio del ritiro di Lara Gut-Behrami si chiude uno
dei capitoli più importanti dello sport svizzero degli ultimi decenni. Diciotto
stagioni ai massimi livelli, decine di successi internazionali e un palmarès
che l'ha consacrata tra le più grandi sciatrici della storia. Per ripercorrere
il suo straordinario percorso abbiamo raccolto le testimonianze di alcune
persone che l’hanno seguita da vicino, dentro e fuori dalle piste.
Angelo Maina: «Un’atleta modello»
Tra queste c'è Angelo Maina, ex direttore tecnico di
Swiss-Ski ed ex direttore di Rossignol, che ha conosciuto Gut-Behrami quando
era ancora una bambina. «Già da piccola era impressionante per la sua
determinazione, la sua tenacia e la sua voglia di sciare», racconta Maina.
«Aveva un talento enorme, ma il talento da solo non basta. Dietro ai risultati
che ha ottenuto c'è sempre stato un lavoro straordinario, accompagnato dal
sostegno costante della famiglia, capace di esserci senza mai invadere il suo
spazio».
Maina ricorda una campionessa dal carattere forte, non
sempre semplice da gestire, ma sempre orientata al raggiungimento degli
obiettivi. «Abbiamo avuto anche qualche piccolo scontro, ma tutto era sempre
finalizzato alla prestazione e al raggiungimento di obiettivi ben precisi. Per
questo la considero un'atleta modello. Nutro un profondo rispetto per quello
che ha fatto e per quello che ha dato al nostro sport».
Secondo l'ex dirigente, la decisione di lasciare arriva al
momento giusto. «Dopo l'incidente dell'anno scorso e dopo tutto quello che ha
conquistato, è normale che possa diminuire quella voglia di inseguire ancora
nuovi risultati. Se ha continuato fino a oggi è perché quel fuoco c'era ancora.
Ora credo abbia preso una decisione saggia: fisicamente sta abbastanza bene e
può iniziare una nuova fase della sua vita».
Roberto Mazza: «Ha sempre messo lo sci davanti a tutto»
Tra coloro che hanno accompagnato Lara Gut-Behrami nei primi
anni della carriera c'è anche Roberto Mazza, oggi direttore della Divisione
sport della Città di Lugano. Per diversi anni si è occupato della comunicazione
della sciatrice, quando l'esplosione del suo talento iniziava ad attirare
l'attenzione dei media di tutto il mondo. «La notizia del suo ritiro era
abbastanza attesa», spiega Mazza. «Dopo l'infortunio e un anno olimpico a cui
teneva particolarmente, era una decisione che in fondo ci si aspettava. Come mi
ha scritto ieri sua mamma in un messaggio: "Prima o poi questa notizia
doveva arrivare"».
Ripensando agli inizi della loro collaborazione, Mazza torna
indietro di quasi vent'anni. «Fu suo papà, Pauli, a chiedermi di dare una mano nella
gestione della comunicazione. Si trovavano sommersi dalle richieste dei media e
serviva qualcuno che coordinasse tutto quel lavoro». Fin dall'inizio Lara aveva idee molto chiare sulle proprie
priorità. «Era una ragazza estremamente concentrata, determinata e con un
carattere fortissimo. Diceva spesso che il suo lavoro era andare in pista e noi
le ricordavamo che esisteva anche un prima e un dopo le gare. All'inizio questi
aspetti li viveva con poca convinzione, ma con il tempo ha imparato a gestirli
sempre meglio. Poi, nello sport, si sa: puoi essere simpatico o antipatico, ma
quando vinci hai sempre ragione», osserva Mazza.
Tra i tanti ricordi, quello più vivido resta il primo grave
infortunio. «Mi ha colpito la disciplina ferrea con cui affrontò il recupero e
la volontà di tornare ai massimi livelli. Non è una qualità comune, nemmeno tra
i grandi campioni». Per Mazza, Lara Gut-Behrami appartiene a una ristretta
élite dello sport mondiale. «È una di quei fenomeni che capitano poche volte
nella vita. Mi permetto di paragonarla a Roger Federer: atleti capaci di
lasciare un segno che va ben oltre i risultati. Per fortuna, o purtroppo,
campioni così ne nascono davvero pochissimi».

