Ludopatia
Quando gli sportivi entrano nel tunnel della ludopatia
Redazione
21.10.2023 08:03

Alla luce degli ultimi episodi extrasportivi che hanno coinvolto diversi calciatori della Serie A, la dottoressa Camilla Ciliberti è intervenuta a Ticinonews Sport per fare chiarezza sul tema.
Sandro Tonali, Nicolò Zaniolo e Nicolò Fagioli sono nomi di calciatori che si leggono su ogni giornale sportivo negli ultimi giorni, ma non per i loro meriti sportive. Il tema del calcioscommesse è tornato in auge a causa del re dei paparazzi Fabrizio Corona, reo di aver svelato nomi di calciatori italiani colpevoli di aver scommesso su partite dove ne erano più o meno coinvolti. Corona dopo aver fatto i primi tre nomi ha minacciato di svelare un'ulteriore lista di 50 nomi che, se confermati, metterebbe in subbuglio l'intero campionato di calcio italiano. Lo scandalo è ora nelle mani della giustizia della vicina penisola, ma il dibattito si allarga anche alla patologia della ludopatia. Per fare chiarezza la dottoressa Camilla Ciliberti psicologa e psicoterapeuta dell'Ospedale Niguarda è intervenuta a Ticinonews Sport.
La ludopatia è una malattia?
"Il disturbo da gioco d’azzardo in effetti è una vera e propria
patologia alla stregua di altre dipendenze come quelle da sostanze o da alcol,
che sono più conosciute e c’è una consapevolezza maggiore. Forse questi riflettori
di questi giorni consentono di metter in luce quanto il gioco d’azzardo sia una
dipendenza e come tale vada inquadrata e curata. Certamente la cosa fondamentale
per parlare del disturbo da gioco d’azzardo è che ci sia qualcuno di competente
per fare una diagnosi".
Quale può essere il campanello d’allarme?
"Può essere complesso riconoscere questo fenomeno perché il gioco è qualcosa che a livello culturale è presente. Un persona che
gioca a livello creativo e uno che poi sviluppa comportamenti patologici sono cose diverse. Questo si può osservare perché
quando si sviluppa un disturbo da gioco d’azzardo il gioco diventa ricorrente o
persistente e la persona spende più tempo in
questa attività; i soldi che vengono giocati tendono anche ad aumentare. Quando la
persona non si trova nel luogo del gioco tende avere pensieri invasivi e
persistenti che sono legati al gioco: come per esempio a quando andrà a giocare o come troverà i
soldi. Questi sono sintomi osservati. Sicuramente c’è anche quello che viene chiamata
astinenza che è presente in altre dipendenze e si osserva quando la persona è
impossibilitata ad andare a giocare per diversi motivi. In questi casi si
osserva nervosismo e stati di inquietudine".
Pubblicizzare il gioco è un controsenso?
"È una realtà complessa perché il gioco è diffuso e la possibilità
di accedere a varie modalità di gioco come quella online o quella in presenza è
alla portata di tutti. È veramente importante partire da una diagnosi quando si
parla di questo tipo di problema e la diagnosi inizia dalla conoscenza della
persona necessaria per capire se ci si ritrova davanti a questo tipo di
problema. Solo da una buona diagnosi si può raggiungere un percorso di cura. Sicuramente
ci possono essere vari fattori: la stessa persona può aver giocato in momenti
diversi della sua vita in maniera sporadica e poi in un certo momento questo
tipo di comportamento diventa più ricorrente. Spesso da quello che noi osserviamo è che il problema nasce successivamente a momenti della vita stressanti:
perdita di qualche caro, problema famigliare, problema con il lavoro. Spesso il
gioco diventa una strategia seppur disfunzionale per fuggire dai problemi. La
casualità che porta a fare vincite sostanziose la riscontriamo essere un
elemento che colpisce alcuni piuttosto che altri. Fare dei soldi rapidamente in
modo “facile” sicuramente influisce".
È possibile uscire dalla ludopatia?
"Il percorso di cura è riabilitativo. Esiste un'inquadramento diagnostico che consente di dare un nome al fenomeno e che consente
poi condividerlo con la persona. Di fatto la parte più significativa e più complessa è proprio quello di accettare di aver un problema e sviluppare poi
una motivazione a cambiare: Per una persona che ha una dipendenza è difficile.
Il lavoro che ci troviamo a fare è quello di aiutare quella parte della mente
che in qualche modo prova piacere e produce una certa sostanza. La mente poi
propone di mantenere questo tipo di comportamento. Si prendono in considerazione però anche le
conseguenze meno piacevoli che la dipendenza comporta in modo da motivare al cambiamento. I centri specializzati sulle dipendenze presenti sul territorio effettuano
interventi individuale e in gruppo. In gruppo consente ad avere uno scambio tra persone che condividono
dinamiche simili. Attraverso questo tipo di percorso si
può certo andare verso una remissione dei sintomi e verso un annullamento del
disagio percepito dalla persona".

