Hockey
Reuille: «Perdere così fa male, ma la Svizzera esce a testa alta»
Thomas Schürch
19.02.2026 14:20

Foto: ©SALVATORE DI NOLFI
L'ex attaccante del Lugano commenta l'eliminazione della 'Nati' - «I rossocrociati hanno avuto l’occasione per portarsi sul 3-0 ma non l’hanno sfruttata, e poco dopo i finnici sono andati a segno: questi episodi sono decisivi».
Avanti 2-0 a poco più di 6 minuti dalla fine. Ieri sera la
Nazionale Svizzera di hockey su ghiaccio è arrivata vicinissima ad assaporare il
gusto della semifinale olimpica. A strappare però la «Nati» dal sogno e a
riportarla bruscamente alla realtà ci hanno pensato le reti dei finlandesi Aho
e Heiskanen. Il gol di Lehkonen all’overtime ha poi sancito il definitivo 3-2 in favore della squadra di Pennanen, che potrà così proseguire il suo percorso
nel torneo e andare a caccia di una medaglia. Alla compagine rossocrociata
rimane invece il rammarico per aver solo sfiorato un’impresa storica. «Dobbiamo
essere realisti: tutti vogliono salire sul podio e la Svizzera ne aveva le
capacità, come ha dimostrato anche ieri nei quarti di finale», racconta a
Ticinonews Sébastien Reuille, ex giocatore dell’HC Lugano. «Non bisogna
tuttavia dimenticare che squadre come Finlandia,
Svezia, Canada e Usa sono composte interamente da giocatori della NHL. Parliamo
di selezioni di alto livello. Chiaramente perdere così fa male e il sentimento
che prevale adesso è la delusione, ma la ‘Nati’ esce comunque a testa alta».
Una questione di episodi
In partite così equilibrate e
intense, spesso a fare la differenza sono i dettagli. «La Svizzera ha avuto l’occasione
per portarsi sul 3-0, ma non l’ha sfruttata. Poco dopo, i finnici sono andati a
segno, riaprendo la contesa. Questi episodi possono risultare decisivi, ecco
perché bisogna ‘ammazzare’ la partita quando si ha l’opportunità di farlo», prosegue
Reuille. «Ricordiamo inoltre che a noi mancavano due giocatori fondamentali
come Denis Malgin e Kevin Fiala, anche se devo dire che Sandro Schmid e Simon
Knak – chiamati ad assumersi maggiori responsabilità – si sono fatti trovare
pronti». Questa eliminazione ai quarti
di finale arriva dopo due finali mondiali consecutive, entrambe perse. La
sensazione è che manchi un piccolo dettaglio per poter compiere l’ultimo «step».
«Anzitutto, nel recente passato la Svizzera ha fatto importanti passi in
avanti, di cui può essere fiera». Ovviamente, «mancare la vittoria del mondiale
o una medaglia olimpica è doloroso, perché sei consapevole di essere lì a
lottare per le prime posizioni con le migliori squadre del mondo, ma non riesci
a centrare il risultato. Nella mia carriera ho perso finali playoff a gara-7 e posso
garantire che, malgrado l’orgoglio per il percorso fatto, il rammarico ti accompagna
per tutta la vita».
Testa ai mondiali
Tra pochi mesi la compagine di
Fischer avrà già la possibilità di rifarsi con i mondiali casalinghi. «Ho grande
fiducia per questo appuntamento», commenta l’ex attaccante bianconero. «Coach e
giocatori non dimenticheranno la delusione olimpica ma, in quanto professionisti,
sono sicuro che riusciranno a lasciarsela alle spalle. Giocare in casa, di
fronte al pubblico elvetico, darà loro un’enorme motivazione. Tutti vorranno far
parte del gruppo che tenterà di regalare finalmente a Fischer – al suo ultimo
grande torneo da allenatore della nazionale – il titolo iridato». La selezione
«ricalcherà probabilmente quella dei Giochi, sempre con l’incognita di quali ‘NHLers’
potranno essere presenti. Ma mi aspetto una ‘Nati’ praticamente al completo, a
differenza di Canada, Stati Uniti e Svezia, a cui probabilmente mancheranno
elementi importanti», conclude Reuille.

