Riforma AVS
AVS21, le reazioni al sì
Redazione, Keystone-ATS
25.09.2022 18:13

Foto: ©Chiara Zocchetti
Passata con uno stringatissimo 50,6%, la riforma era di certo l’oggetto in votazione più discusso
Una vittoria di misura, quasi millimetrica. Il sì alla riforma della legge sull’AVS è stata infatti approvata con solamente il 50,57% dei favorevoli, ossia per un pugno di voti, e tra tutti gli oggetti in votazione quest’oggi era sicuramente quello più discusso. Le reazioni non si sono fatte attendere, e in molti hanno espresso la propria soddisfazione, o rispettivamente il proprio rammarico, ancor prima che terminasse lo spoglio.
C’è chi esulta…
Grande esultanza tra i partiti borghesi e enti economici, che celebrano la vittoria del sì come un segno di rassicurazione e di stabilità per i prossimi anni. Rimane però la consapevolezza che la vittoria di oggi risolve solo temporaneamente il problema che affligge le casse del primo pilastro.
Economiesuisse dichiara infatti di rallegrarsi del fatto che “per la prima volta in un quarto di secolo la più importante assicurazione sociale della Svizzera sia stata riformata, garantendo così le sue finanze per i prossimi anni. Gli ambienti economici sono però anche consapevoli che nel medio termine saranno inevitabili ulteriori riforme strutturali per stabilizzare l'AVS. Queste riforme devono ora essere portate avanti rapidamente”.
Un successo definito come “una pietra miliare” dall’Unione svizzera degli imprenditori, ma anche in questo caso non si perde di vista il molto lavoro che si prospetta in futuro. “Un sistema di sicurezza sociale come l'AVS deve essere adattato regolarmente all'evoluzione delle circostanze. Si pensi agli sviluppi demografici generati dal pensionamento dei baby boomer, all'aumento dell'aspettativa di vita o ai nuovi modelli di lavoro e alle biografie occupazionali. Queste sfide devono essere affrontate e risolte con proposte politiche concrete” si legge nel comunicato.
Hanno espresso anche la loro soddisfazione l'Associazione Svizzera d’Assicurazioni, così come l'Udc, che ha definito la vittoria del sì come un grande trionfo.
… e chi si rammarica
A fare ancora più rumore dei festeggiamenti, sono le reazioni di delusione e di sdegno di chi si opponeva alla riforma, in particolare sindacati e movimenti femministi. Per la consigliera nazionale socialista bernese Flavia Wasserfallen, a perdere oggi sono state le donne, la Svizzera francese, il Ticino e le persone con un reddito modesto, mentre per il copresidente del PS Cédric Wermuth “bisogna saper accettare la sconfitta”. Non ha però nascosto il suo sdegno per la gioia esternata dai partiti borghesi, dichiarando “ancora una volta è stato mostrato alle donne e ai lavoratori chi è davvero il padrone del Paese”.

Il sindacato Unia sostiene invece che la riforma sia stata approvata sulle spalle delle donne. ”A questo oltraggio le donne possono reagire in un solo modo: rafforzando la lotta a favore di stipendi e rendite uguali, nonché della parità in tutti gli ambiti", scrive l'organizzazione in un comunicato odierno aggiungendo che "durante la campagna di voto, sembrava che per i fautori della riforma AVS 21 un ulteriore innalzamento dell'età pensionabile a 66 o 67 anni fosse fuori discussione: staremo a vedere quanto vale la loro parola!”.
Un malcontento femminile che potrebbe prendere la forma di nuovo sciopero delle donne nel 2023. “"Il sì di oggi all'aumento dell'età pensionabile per le donne non è solo un grande passo indietro per l'uguaglianza, ma è uno schiaffo a tutte le donne", hanno dichiarato le donne socialiste. L'Unione svizzera delle contadine e delle donne rurali ritiene essenziale proseguire gli sforzi per garantire una reale parità.

