Televisione
CH media assolta: "lo spot non era propaganda politica"
Keystone-ats
26.08.2022 13:36

Foto: © Shutterstock
L'agenzia mediatica aveva trasmesso uno spot percepito come "politicamente impegnato". l'UFCOM ne aveva sanzionato le intenzioni, ma non è stato violato alcun divieto.
I canali privati Tele Züri, 3+, 4+ e 5+ avevano diffuso uno spot pubblicitario a diverse riprese tra l'11 e il 18 agosto di quell'anno, su mandato di un'organizzazione che si pretendeva di utilità pubblica. Il film in questione mostrava una giovane che correva in vari siti idilliaci, vantava le bellezze naturali e invitava a proteggere il paesaggio. Lo spot si concludeva con lo slogan "Per la protezione del paesaggio e della cultura svizzeri". In seguito, un video è stato diffuso su Internet il cui inizio corrispondeva praticamente allo spot tv. La seconda parte era invece completata con nuove immagini e messaggi. Il film terminava con una raccomandazione in vista della votazione federale del 17 settembre 2020 "Per un'immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)".
Introiti confiscati
L'Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) ha ritenuto che CH Media avesse violato il divieto di fare pubblicità politica prima delle votazioni popolari. Ha chiesto che gli introiti pubblicitari fossero versati alle casse della Confederazione. Il gruppo mediatico ha allora presentato un ricorso davanti al TAF. I giudici sangallesi hanno accolto il ricorso di CH Media e sottolineato preventivamente che il film diffuso su Internet non era sottoposto al divieto sopracitato, prevista dalla Legge federale sulla radiotelevisione (LRTV).
Nessuna allusione politica
Il TAF ha constatato che lo spot tv non presentava alcuna allusione all'Iniziativa per la limitazione o di altri temi ad essa legata; inoltre il secondo filmato è apparso in un secondo momento, perciò non potevano essere associati durante la messa in onda dell'originale. Non avrebbe quindi potuto, al momento della sua diffusione, essere considerata una pubblicità politica illecita. Il Tribunale amministrativo federale ricorda che spetta alle aziende mediatiche garantire che non vengano diffuse pubblicità che violano il divieto previsto dalla LRTV, in caso contrario sarebbero tenute responsabili di una violazione. Nella fattispecie non era possibile, neanche per CH Media, constatare prima della pubblicazione online del film che lo spot rientrava in una campagna in vista di una votazione popolare. Tale sentenza non è definitiva e può ancora essere impugnata davanti al Tribunale federale.

