Svizzera
Continua la corsa dei prezzi di benzina e gasolio da riscaldamento
Redazione
12.04.2024 21:43

Da inizio anno il valore si è corretto 9 volte, passando da una media di 1.75 franchi all'1.90 dell’ultima modifica del 5 aprile. Le crescenti tensioni internazionali si ripercuotono sui costi globali. Il presidente di SuissOil Ticino: “Per un ridimensionamento dei prezzi le guerre devono finire”.
Da gennaio ad oggi in Ticino e in Svizzera la crescita dei costi del
carburante sono stati costanti. La causa sono le tensioni internazionali e i
recenti bombardamenti ucraini alle raffinerie russe. Il prezzo odierno basato
sui dati TCS è arrivato a 1.9 franchi per la benzina 95 e 1.99
per il diesel. Questi costi sono più alti rispetto ai paesi limitrofi, considerando anche la
relativa forza del franco svizzero. Ad esempio in Italia siamo a 1.85 euro per
la benzina 95, in Austria 1.64 euro. Da inizio anno il prezzo si è corretto 9 volte,
passando da una media di 1.75 franchi all'1.90 dell’ultima modifica del 5
aprile. Un andamento decisamente atipico considerando che, in media, queste sono
le variazioni che si verificano su un intero anno. Sorte analoga la sta vivendo
il gasolio da riscaldamento, aumentato del 4/5% (pari a
5 franchi ogni 100 litri), passando da 1.15 franchi di gennaio a 1.20 di oggi, ci spiega SuissOil.
L'aumento del prezzo
Ma perché questi frequenti aumenti di prezzo? “I motivi sono molteplici", ci spiega Paolo Righetti, presidente di SuissOil Ticino. "Principalmente è la situazione geopolitica mondiale che non sta migliorando, anzi sul fronte ucraino con il finire dell’inverno le azioni si stanno intensificando perché la bella stagione pone meno problemi alle truppe. Allo stesso modo in Medio Oriente la situazione è sempre più elettrica e nervosa”.
"Ridimensionamento dei prezzi con la fine della guerra"
Recentemente ci sono stati degli attacchi ucraini alle raffinerie russe che hanno
impattato sui prezzi globali. Righetti ragiona sull’ipotesi di avere un ridimensionamento dei prezzi con la fine dei conflitti. “La situazione può rientrare nel momento in cui tutta la situazione si
tranquillizza. È la sensazione generale di pericolo che crea l’aumento
di prezzi, non tanto il singolo punto di produzione bombardato. Ad esempio, il
recente bombardamento della raffineria russa non crea un problema di prodotto perché
l’Europa si rifornisce in modo relativamente basso da loro. È più una questione
globale in quanto ormai i mercati sono legati fra loro”.

