Economia
Credit Suisse, la seconda banca svizzera rischia di fallire?
Teleticino
04.10.2022 08:29

Foto: © CdT/ Chiara Zocchetti - Ticinonews
Un titolo in borsa al minimo storico, il prezzo delle assicurazioni finanziarie contro il rischio di un fallimento alle stelle. Cosa sta accadendo all’istituto di credito elvetico? L'analisi di Antonio Mele, professore di finanza all’USI.
Credit Suisse rischia di fallire oppure no? Le
voci di un possibile default della banca svizzera si stanno rincorrendo con il
titolo in borsa che ha toccato il minimo storico e il prezzo dei CDS, ovvero dei prodotti
finanziari che consentono di assicurarsi contro il rischio di fallimento, alle
stelle. Un dato, quest’ultimo, il quale rappresenta una sorta di indicatore del
sentimento e della percezione della salute di una società, ivi compresa una
banca d’importanza sistemica, quale Credit Suisse. Ma come leggere questa situazione?
Bisogna preoccuparsi? Ticinonews lo ha chiesto a Antonio Mele, professore di
finanza all’Università della Svizzera Italiana.
Quanto è concreta la possibilità che Credit Suisse fallisca?
“I mercati stanno prezzando la probabilità di un
suo fallimento ad un livello abbastanza significativo. Non è soltanto il fatto
che il costo dei credit default swap
sia aumentato molto nelle ultime ore, ma il
fatto che la curva di questi strumenti indica che il default imminente è molto
probabile. Il mercato si aspetta un fallimento di Credit Suisse, un dato che è
particolarmente significativo. Si tratta di probabilità e non di certezze, ovviamente
questo è lo stato attuale delle cose date le informazioni che si hanno.”
La situazione è compromessa?
“Non si hanno tante informazioni in merito al
piano di ristrutturazione, non si hanno ancora informazioni relative a ciò che alcuni
operatori potrebbero avere e in questo modo influenzare i mercati. Questa è la situazione attuale. Una situazione seria, assolutamente non
compromessa perché non tiene in conto le dinamiche aziendali che la banca
adopererà nei prossimi giorni per definire una politica di ristrutturazione.”
Come si è arrivati a questa situazione di incertezza?
“I mercati amano avere una governance stabile,
ma non lo è stata. Anche perché vi sono stati eventi aziendali ed iniziative che
non sono andate a buon fine. Non ci si aspetta da una grossa banca con
carattere sistemico di adoperare strategie che portano a queste
problematiche. Ciò che spaventa i mercati non è soltanto il fatto che Credit Suisse stia
attraversando delle acque così difficili, ma che la pandemia e varie altre dinamiche
geopolitiche non hanno coinvolto finora nessun istituto finanziario. Di conseguenza, contrariamente al 2007 o al 2009, si era relativamente più tranquilli del fatto che il
sistema finanziario globale non fosse, in questo momento, in difficoltà.”
Il ruolo della Banca Nazionale Svizzera
"Il fatto che si parli di difficoltà per un
grossissimo istituto finanziario può far crescere il sospetto agli operatori che
possano esserci effetti di spill over. Per questo motivo ritengo che la
Confederazione e la BNS avranno, in un certo modo, una voce in capitolo anche in
merito a ciò che potrebbe avvenire in futuro. Questo implicitamente o esplicitamente
cambierà i mercati.”
I soldi dei risparmiatori sono al sicuro?
"Certamente, esistono delle leggi che tutelano i
depositi. Non siamo arrivati fin là. Il fatto che Credit Suisse è un'azienda che ha un'importanza
sistemica può far pensare che vi sarà intorno ad essa un'attenzione particolare
da parte dei regolatori. Confido nella possibilità che il piano di
trasformazione sia credibile e che sia condiviso anche dal fatto che si tratta
di un istituto di interesse pubblico, di un istituto che ha un'importanza sistemica.
Si può immaginare una situazione in cui la banca potrà suddividere i suoi asset
in varie categorie, quindi creare le premesse per una "banca cattiva"?
Queste sono domande che il mercato si pone. Per Credit Suisse c'è la
possibilità di unire il proprio destino ad altri istituti, magari svizzeri? Domande le cui risposte sono parallele a ciò che sarà desumibile dal piano di
trasformazione che verrà annunciato a fine ottobre.”

