Banche
Crisi Credit Suisse, “I clienti locali non devono preoccuparsi”
Redazione
28.10.2022 06:10

La banca ha annunciato la sua strategia per uscire dalla crisi: 9mila posti di lavoro in meno entro il 2025 e un aumento di capitale di 4 miliardi. Ma come leggere questa situazione? E cosa ha portato a questa decisione? Ticinonews ne ha discusso con il presidente dell’Associazione Bancaria Ticinese.
Per il mondo economico, e non solo, quella di
ieri era forse la data più attesa: Credit Suisse ha svelato la sua strategia
per uscire da una situazione complicata che, nel terzo trimestre dell’anno, ha
portato la seconda banca svizzera a segnare una perdita di oltre 4 miliardi.
Tra le misure proposte la decisione di tagliare 9mila posti di lavoro entro il
2025, di cui 2mila in Svizzera. Come leggere questa situazione? I clienti devono
preoccuparsi? Ticinonews lo ha chiesto ad Alberto Petruzzella, presidente dell'Associazione
Bancaria Ticinese.
Come è possibile che la seconda banca svizzera nell'arco
di pochi mesi passi da una situazione stabile alla decisione di tagliare 9mila
posti di lavoro?
“Purtroppo, non è questione di mesi, ma di anni. Dovremmo
tornare al 2008, quando c'è stata la grande crisi. UBS allora si è trovata con
le spalle al muro, ed è stata aiutata dalla Banca Nazionale. Inoltre, ha deciso
di prendere misure delle incisive riducendo in modo massiccio il suo investment
banking. Ora è da anni che la situazione va molto bene per la prima banca
svizzera. Credit Suisse, invece, riuscì a cavarsela da
sola e quindi non prese mai la decisione di lasciare l’investment banking. Con
il senno di poi penso si possa dire che questo è stato un errore, perché in
seguito le perdite si sono rincorse anno per anno. Le decisioni di oggi sono
solo le conseguenze dei continui problemi avuti in questo settore della banca,
il quale ha prodotto pochi utili e tante perdite”.
Perché l'investment Banking è un settore così
critico? Le banche svizzere non sono le uniche attive in questo ambito.
“C'erano solo due banche svizzere attive in modo
importante in questo settore: UBS e Credit Suisse. È un ambito dominato dalle
banche americane. Nell’investment banking si possono guadagnare tantissimi
soldi, ma se ne possono perdere anche un'infinità. Gli istituti americani che
fanno questo business sono molto grandi, quindi, possono assorbire le grandi
perdite in modo più sereno rispetto alle banche più piccole. Come svizzeri dovremmo
ammettere che forse è meglio non essere attivi in questo settore; forse non
siamo abbastanza bravi e quando ci si rende conto che le perdite sono maggiori degli
utili è meglio smettere”.
È anche un segnale che deve dirci qualcosa sul
sistema bancario svizzero? La Svizzera riesce ancora ad essere competitiva?
“La Svizzera ha un sistema bancario nazionale,
locale, con banche universali che si occupano della clientela retail, delle
aziende, dei clienti istituzionali. Questo è un settore che va molto bene. Se
guardiamo i risultati delle banche cantonali e i quelle regionali vediamo che hanno
avuto ottimi risultati in questi anni. E poi la Svizzera era ed è famosa nel private banking
internazionale. La Svizzera è la prima piazza offshore al mondo e anche lì i
risultati sono stati buoni. Quindi non è un problema di piazza, è un problema
di questo segmento di business. Purtroppo è anche un problema che Credit Suisse
deve risolvere, ma questo non deve intaccare la nomea di tutta la piazza, perché
questa registra altri risultati”.
Un ascoltatore ci chiede se, visto che è cliente
di Credit Suisse, deve preoccuparsi.
“Penso di no, Credit Suisse Svizzera ha sempre
dato buoni risultati, è una banca solida che lavora bene. La banca in totalità
è ancora ben capitalizzata, quindi non c'è un rischio. Credit Suisse è 'too big
to fail', di conseguenza se dovesse esserci un problema interverrebbero la Banca
Nazionale e la Finma. I clienti locali non devono preoccuparsi, anche se è
comprensibile il timore e la rabbia di vedere la loro banca immischiata
in questa brutta storia globale”.
Oggi qual è il valore aggiunto della piazza
finanziaria svizzera?
“La piazza finanziaria svizzera oggi rimane uno
dei pilastri dell'economia sia della Svizzera sia del Ticino. Ha un valor
aggiunto importante, con tanti posti di lavoro ben retribuiti, e il Private
Banking, che è il cuore delle banche svizzere quando operano a livello internazionale,
è ancora un cuore pulsante. Noi siamo la piazza più importante al mondo, qualunque
cittadino di qualunque paese se sta bene, ha molti soldi e vuole
metterne una parte in un posto sicuro, li porta in Svizzera. Siamo un paese
solido, neutrale, il franco svizzero è una moneta forte, e le conoscenze delle
banche svizzere restano invidiabili e invidiate a livello internazionale”.
La BCE ha annunciato questo atteso rialzo dei
tassi di interesse di 0.75 punti. Una nuova mossa anzi-inflazione. Qual è la sua
lettura di questa corsa al rialzo dei tassi?
“Ci eravamo abituati a tassi vicino allo zero o
negativi. Questo era un veleno per l'economia. Non va bene avere dei tassi
di interessi negativi perché crea una serie di problemi e di bolle. Adesso
stiamo tornando a un periodo più normale con dei tassi che sono più alti rispetto
al passato, ma ancora lontani dalla media storica. L'inflazione invece è una
brutta bestia che va combattuta. È questo lo scopo delle Banche Nazionali. Per
fortuna in Svizzera abbiamo tassi d'inflazione ben più bassi dell’Europa o
degli USA,. Penso sia importante tenere l'inflazione sotto controllo perché la
spirale inflazionistica può essere pericolosa per l'economia reale”.

