Votazioni
Imposta preventiva: "Basta privilegi alle multinazionali!"
Keystone-ats
25.08.2022 15:59

Foto: © Twitter Nick Gugger
Secondo i promotori del referendum a rimetterci sarebbero i ceti medio e bassi. Per i favorevoli è un "rilancio dell'economia elvetica".
La riforma dell'imposta preventiva favorirebbe soprattutto multinazionali e grandi investitori, che otterrebbero nuovi privilegi a spese della popolazione. È quanto hanno denunciato i promotori del referendum contro la modifica della Legge federale sull'imposta preventiva (LIP) - sinistra e sindacati - in una conferenza stampa a Berna. Inoltre il progetto incoraggerebbe l'evasione fiscale e rischia di comportare perdite fiscali fino a 800 milioni di franchi all'anno in caso di aumento dei tassi di interesse.
Il legame con la riforma AVS
Nell'ambito della riforma AVS 21, l'innalzamento dell'età di pensionamento delle donne a 65 anni permetterà di risparmiare proprio 800 milioni di franchi, afferma il presidente dell'Unione sindacale svizzera e consigliere nazionale Pierre-Yves Maillard (PS/VD). In un contesto inflazionistico, "con timori di aumento dei premi per l'assicurazione malattie di 2-3 miliardi di franchi, è un'ingiustizia pesante" trasferire queste economie all'industria e alla finanza, ha dichiarato.
Classe media e PMI penalizzate
"Il costo reale di questa riforma per la popolazione non è stato calcolato in modo serio. È indecente", ha affermato dal canto suo Cédric Wermuth, copresidente del PS nazionale e consigliere nazionale (AG), secondo il quale la riduzione delle tasse in passato non avrebbe avuto alcun impatto sull'economia. Per il suo collega deputato Samuel Bendahan (VD), vicepresidente del PS, è ancora una volta la popolazione a doversi assumere i costi della riforma: "Tutte le recenti riforme fiscali, sia che siano fallite alle urne o che siano ancora in elaborazione, hanno una cosa in comune: non hanno mai portato benefici alla classe media" e alle piccole e medie imprese (PMI), ha riferito; un'ulteriore critica da parte del vodese è che la riforma rischia di rafforzare ulteriormente il franco.
Mancano mezzi per la transizione energetica
Il progetto incoraggia la criminalità fiscale dei grandi investitori e degli oligarchi, ha sostenuto la consigliera nazionale Prisca Birrer-Heimo (PS/LU). Anche il Consiglio consultivo per il futuro della piazza finanziaria, marcatamente borghese, aveva sostenuto che la riforma avrebbe ridotto l'onestà fiscale. Le centinaia di milioni che andranno persi con la riforma impediranno investimenti necessari. "Nel bel mezzo della crisi climatica e in un momento in cui sono necessari massicci investimenti nella transizione energetica, questa non è una decisione responsabile", ha dichiarato Sophie Michaud Gigon, consigliera nazionale dei Verdi (VD). Il suo collega alla Camera del popolo Nik Gugger (Partito evangelico/ZH) si è rammaricato del fatto che in tempi di inflazione e di aumento del costo dell'energia e della vita, le famiglie debbano addossarsi la riduzione del gettito fiscale derivante dall'abolizione dell'imposta preventiva. "Ora tocca alle famiglie ottenere un alleggerimento dei loro oneri, non più alle multinazionali e al settore finanziario".
Favorevoli: rilancio dell'economia
La riforma comporterà certamente perdite, ma presenta anche vantaggi, sostengono Consiglio federale e i partiti di centro e di destra: le obbligazioni svizzere saranno più attraenti e le aziende le utilizzeranno più spesso, verranno creati posti di lavoro, l'economia crescerà e le entrate fiscali aumenteranno. I sostenitori sottolineano che anche gli enti pubblici beneficeranno della riforma emettendo loro obbligazioni, così vedranno diminuire i costi per gli interessi e liberando denaro per scopi più utili come l'istruzione, le infrastrutture, la socialità e la sicurezza.
La modifica di legge in votazione
Concretamente il progetto prevede l'abolizione dell'imposta preventiva sugli interessi svizzeri (che ammonta al 35% di tali interessi), ad eccezione di quelli generati da averi di persone fisiche domiciliate nella Confederazione. L'esonero riguarda le obbligazioni svizzere emesse dopo il primo gennaio 2023, mentre gli interessi maturati su quelle esistenti continueranno a essere assoggettati. La riforma prevede anche l'abolizione della tassa di negoziazione sulle obbligazioni elvetiche, con lo scopo di rendere più attrattivo per gli investitori comprare obbligazioni in Svizzera.

