Energie rinnovabili
In Svizzera città ancora troppo poco verdi
Teleticino
23.09.2022 06:07

La prospettata penuria energetica, combinata agli incentivi, sta contribuendo a muovere persone e aziende verso l’energia solare o il biogas. Marco Passalia, segretario della Lugano Commodity Trading: "C'è stata una forte spinta".
Ginevra, Lugano,
Bienne. Tra le 10 più grandi città svizzere sono loro le meno verdi e
autosufficienti nel riscaldare il parco immobili. La classifica è fornita
dalle cartine interattive della consulente Navitas Consilium. Nel dettaglio la
percentuale di rinnovabili a Bienne arriva solo al 10%, a Lugano al 6, a
Ginevra al 5. E non è che le altre città siano messe tanto meglio. In Ticino la
percentuale a Mendrisio si attesta al 12%, a Locarno al 15%, a Bellinzona al 22%.
Energia e politica
L’autosufficienza
energetica da mesi occupa l’agenda politica. Ieri il presidente
dell’Azienda elettrica ticinese Giovanni Leonardi, confrontato con bacini
idroelettrici ai minimi storici, ai microfoni di Ticinonews si esprimeva così: “
Io sono convintissimo che la combinazione idroelettrico, solare ed eolico più
le nuove tecnologie che ci permettono di stoccare l’energia saranno la
soluzione”. Una soluzione che, tuttavia, proprio per un
problema di stoccaggio, non sarà immediata. “Secondo me
siamo ancora molto lontani da una situazione stabile perché eolico e
fotovoltaico producono un’energia non immagazzinabile”, ha spiegato Leonardi. Un
tema, quello dello stoccaggio, affrontato proprio ieri dal Consiglio Nazionale
con la richiesta, accolta e contenuta in una mozione di Rocco Cattaneo, di
incentivi per impianti sotto forma di gas sintetici.
Verso forme di energia alternativa
La paventata
penuria energetica, combinata agli incentivi, sta comunque contribuendo a
muovere persone e aziende verso l’energia solare o il biogas, conferma Marco Passalia, segretario della Lugano Commodity Trading, ai colleghi di Ticinonews.
“C’è stata veramente una forte spinta”, spiega Passalia, precisando che di vero
c’è il fatto che “gran parte dei pannelli fotovoltaici vengono prodotti in Cina, dove ci sono costi più bassi, ma ci possono anche essere dei problemi di
approvvigionamento”. Anche perché la stessa spinta si è registrata un po’ in
tutta Europa. “Siamo un po’ in concorrenza con altri Paesi che cercano di fare
questa transizione ecologica in maniera veloce, e questo ha ovviamente un costo”.
La questione Cina
Un aspetto,
quello della Cina, che fa notare anche Leonardi. “Il rinnovabile non è
solamente sole o vento; il rinnovabile sono i pannelli fotovoltaici, il
silicio, le batterie, il litio, il rame. Tutti materiali che oggi a
livello geopolitico per oltre la metà sono controllati dalla Cina”. Ma le
dinamiche stanno iniziando a cambiare. “In Cina è anche
aumentato il livello dei salari e il costo della vita rispetto a 25-30 anni fa
e si stanno portando nuovamente delle produzioni in Europa e negli USA
attraverso la robotizzazione di tutta una serie di processi”. Passalia spiega
infatti che più le fonti di approvvigionamento sono diversificate, minore è il
rischio di crisi geopolitiche o di concentrazione verso determinate aree
geografiche.

