Decoder
La neutralità, uno strumento al servizio degli interessi svizzeri
Andrea Pedrazzini
12.11.2022 15:09

Foto: © Shutterstock
Che cos’è la neutralità? E perché è così importante la Svizzera? Tutte le informazioni si trovano nel decoder di Ticinonews.
Il dibattito sul tema
“neutralità” si è riacceso in questo 2022. La situazione in Ucraina, le
polemiche sulla compatibilità tra neutralità e adozione delle sanzioni contro
la Russia, la richiesta di Ignazio Cassis di un nuovo rapporto sulla
neutralità, l’iniziativa popolare per “salvaguardarla”, la cui raccolta firme è
iniziata martedì, l’idea di dare vita alla “neutralità cooperativa”. L’attualità
2022 ha dunque riportato la neutralità sul davanti della scena. Ma che cos’è esattamente?
Com’è definita la politica di neutralità della Svizzera dal rapporto del 1993
che il Consiglio federale conferma essere “attuale”? Le sanzioni economiche
sono compatibili con questa neutralità? Ticinonews ha approfondito il tema.
Che cosa significa “neutralità”?
“Nessuno dei due”: ecco il significato
originale dell’aggettivo “neutrale”, dal latino “ne uter”. Non è sorprendente quindi se la neutralità,
nell’immaginario collettivo, è spesso considerata un sinonimo di
“imparzialità”. L’etimologia della parola porta infatti a interpretarla in tal
senso ma, come vedremo, la scorciatoia è fuorviante e non corrisponde alla
neutralità svizzera, definita, come appena confermato dal Governo, nel rapporto
del 1993.
Il rapporto ‘93: “la neutralità è un mezzo”
La neutralità “non è
un fine, ma un mezzo”, uno “strumento” al servizio dei nostri interessi a loro
volta “determinati dal contesto” e che ha, per questo motivo, un carattere
flessibile. Riveste quindi una “funzione utilitaristica e strumentale”,
adattandosi in modo subalterno a politica estera e di sicurezza, tramite le
quali si perseguono gli interessi nazionali. Riformulando: gli interessi
nazionali si perseguono tramite la politica estera e di sicurezza, ai quale si
adatta poi il concetto di neutralità.

Lo schema permette di
evidenziare che il punto focale da cui partire nel dibattito sulla neutralità
non è il concetto stesso, ma è la domanda “come perseguire al meglio gli
interessi della Svizzera?” e quindi, “quale politica estera e di sicurezza
sarebbe la migliore?”
“Gli interessi nazionali e il loro perseguimento”
Secondo
il rapporto, per tutelare gli interessi svizzeri “è necessario un comportamento
politico all'insegna della solidarietà globale e della cooperazione e
partecipazione regionale e mondiale”, ad esempio perché “cooperare a livello
regionale porterà un miglioramento considerevole alla sicurezza della Svizzera
di fronte alle minacce”. Gli interessi elvetici, quindi, “possono essere
tutelati soltanto adottando un atteggiamento di disponibilità ad assumere
corresponsabilità internazionale, collaborando a livello internazionale alle
decisioni e alla ricerca di soluzioni ai problemi”. E ancora “la Svizzera ha un
interesse vitale a collaborare attivamente agli sforzi che altri Stati compiono
per difendersi da nuovi rischi, per assicurare la pace generale, per superare
le situazioni di crisi ed eliminare le cause dei conflitti; in tal modo la
Svizzera tutela anche i propri interessi”. Si sottolinea che “solidarietà
estesa, cooperazione e partecipazione sul piano regionale e mondiale” siano
“gli strumenti più idonei per la salvaguardia dei nostri interessi”. Ecco,
secondo il Governo, perché “una maggiore collaborazione con altri Stati appare
di conseguenza opportuna”.
“Sanzioni economiche, se per il ripristino della pace, nell’interesse della Svizzera"
Il fatto che la Svizzera
partecipi a sanzioni economiche “dipende in primo luogo dalla sua politica
estera e commerciale, che conduce secondo il suo libero apprezzamento e secondo
i propri interessi”. Dove le sanzioni economiche avessero come obiettivo di
mantenere o ripristinare la pace (il che è nell’interesse della Svizzera),
impedire o arginare guerre o punire i trasgressori del diritto internazionale
(considerato nell’interesse della Svizzera), la Confederazione sarebbe
fondamentalmente disposta a partecipare a misure di questo tipo all'interno
dell'Ue (dato che la cooperazione con l’Ue è negli interessi della Svizzera)”.
Lo ha dimostrato ad esempio nel novembre del 1991 quando ha preso misure contro
la Jugoslavia (Serbia e Montenegro) allineandosi ai provvedimenti dell'Ue”.
Infatti, “le sanzioni economiche decise contro i trasgressori del
diritto e i perturbatori della pace che hanno violato il diritto internazionale
oppure altri obblighi stabiliti in comune possono esercitare una funzione in
favore della pace. Esse si trovano quindi in sintonia con il senso e lo spirito
della neutralità”. In tal senso “il Consiglio federale è dunque disposto a
partecipare a sanzioni economiche” e deciderebbe “nel singolo caso, dopo
oculata ponderazione delle circostanze, se il tenersi in disparte o il
partecipare alle sanzioni serva meglio al ripristino della situazione conforme
al diritto internazionale e alla salvaguardia degli interessi svizzeri”.
Una questione di interessi
La neutralità, come definita dal rapporto 1993, consente
quindi di adottare sanzioni economiche, a certe condizioni, che nel caso delle
sanzioni UE alla Russia appaiono adempiute. Detto questo, a fare pendere l’ago
della bilancia è sempre la questione “quale posizione permette di tutelare
meglio gli interessi della Svizzera?”.
“La prassi attuale va mantenuta”
Proprio poche settimane fa,
il Consiglio federale è tornato a chinarsi sulla questione, approvando un
rapporto relativo al tema della neutralità la cui conclusione è che "la
prassi attuale deve essere mantenuta", poiché offre un margine
sufficientemente ampio per prendere decisioni efficaci caso per caso, tenendo
conto della situazione internazionale. Il nuovo documento illustra l'evoluzione
della prassi negli ultimi 30 anni e spiega proprio le decisioni prese dal
Consiglio federale dall'inizio della guerra in Ucraina. Insomma, il Governo intende
proseguire sulla sua strada e utilizzare la neutralità come strumento della
politica estera e di sicurezza elvetiche.

