La Giornata
“La Svizzera è un crocevia di mondi diversi”
Redazione
10.11.2022 12:24

Il Presidente della Confederazione Ignazio Cassis ha incontrato i traduttori dell’amministrazione federale. “Voi ci traghettate da un mondo all’altro”.
“La pluralità di
lingue, culture e mentalità costituisce l’essenza del nostro Paese, la
sua linfa vitale”. Lo ha detto il presidente della Confederazione e Capo
del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) Ignazio Cassis durante il
suo discorso pronunciato inoccasione della Giornata delle lingue per le
traduttrici e i traduttori dell’amministrazione federale. La Svizzera “è
un crocevia tra mondi fra loro diversi: in un territorio tutto
sommato piccolo si incrociano il nord e il sud dell’Europa, la latinità e il
mondo germanico, una concezione dello stato più centralista e un’altra più
federalista, i ghiacciai e le palme, le fattorie e le alte scuole”.
Come Caronte
Traduttori e traduttrici,
ha proseguito Cassis, si assumono il compito di essere i traghettatori tra
diversi mondi. “Partite dal Nord, con l’ambizione di trovare le parole per
arrivare al Sud. Dall’Ovest per raggiungere l’Est. O viceversa. Mi perdonerete
se vi considero dei novelli Caronte. il traghettatore degli Inferi, che
aveva il compito di trasportare dalla vita alla morte. Voi ci traghettate da un
mondo all’altro, mondi talvolta diversi fra loro come il giorno e la notte”.
Potere e responsabilità
Per quanto riguarda
la responsabilità e il potere in mano ai traduttori, il consigliere federale ha
ricordato il periodo in cui era parlamentare. “Le diverse commissioni sono più
o meno ambite a seconda degli interessi personali, dei dossier che vi si
trattano e dei soldi in gioco”. C’è una commissione che non viene quasi mai
menzionata perché è ritenuta secondaria e non gestisce alcun budget; “in realtà
non solo è profondamente svizzera, ma è anche dotata di un potere ampiamente
sottovalutato. Parlo della commissione di redazione, incaricata di
verificare i testi legislativi nelle varie lingue in vista del voto finale”.
Come italofono “ho dovuto spesso riflettere assieme ad altri colleghi al modo
più corretto per tradurre in legge una volontà ideata di solito in tedesco,
talvolta in francese”. Una parola sbagliata “avrebbe potuto avere conseguenze
molto concrete per parecchie persone. Da qui il potere e la responsabilità
di chi lavora con le lingue”.
Le lingue come armi
Cassis ha anche
ricordato che non lontano da qui il mondo è diventato un inferno. Da “mesi,
ormai, la guerra infuria sul suolo europeo”. Una guerra “in nome di
un’identità contro un’altra, di una lingua contro un’altra. Le lingue, infatti,
possono diventare armi”.
La sfida della pluralità
Una traduzione,
anche se perfetta, “non è mai del tutto completa e probabilmente nemmeno
del tutto oggettiva”. Al di là delle parole rimangono infatti le sfumature e
gli interstizi dove si nascondono l’umore, la mentalità, i riferimenti
culturali. “Perché una lingua è ben di più che una catena lineare di parole: è
un intero universo”. Voi “avvicinate mondi differenti l’uno all’altro, ma senza
cancellarne la diversità, quella diversità che ci obbliga a dialogare fra noi e
a cercare compromessi, quella pluralità che è fonte di tanta ricchezza”. La
pluralità è però anche una sfida che “richiede pazienza e un impegno
continuo. Significa sapersi mettere nei panni degli altri, rinunciare a
qualcosa per ottenere qualcos’altro in cambio. Ciascuno di noi ne fa
esperienza, soprattutto coloro che provengono da una minoranza. E soprattutto
coloro che lavorano con le lingue”, ha concluso Cassis.

