Crisi energetica
Le aziende pensano di mandare il personale in telelavoro
Keystone-ats
28.09.2022 15:02

Foto: Immagine Shutterstock
Molte imprese sono impegnate nel calcolare quanta energia si potrebbe risparmiare se i loro uffici open space semivuoti non dovessero più essere riscaldati, ventilati e illuminati.
Alcune aziende
svizzere stanno meditando di spegnere il riscaldamento nei grandi uffici e di
rimandare i dipendenti in telelavoro per risparmiare energia, in caso di
penuria. Lo rivela un'indagine di Beobachter, stando ad anticipazioni del
numero a breve in edicola.
Cosa pensano le società
Nel caso in cui le
autorità chiedano alle aziende di ridurre il consumo di elettricità
quest'inverno, Novartis sta esaminando diverse opzioni, fa sapere il colosso
farmaceutico, interpellato dal periodico zurighese. "Tra queste l'utilizzo
di modelli di lavoro ibridi o a distanza, laddove possibile, e la riduzione del
riscaldamento degli edifici". Anche la Posta indica che potrebbe essere
riesaminato il tema dell'impiego da casa: ma questa è solo una delle varie
opzioni. Per l'impresa inoltre le sedi degli uffici hanno una bassa domanda di
elettricità rispetto a quelle della logistica. Altre società non si esprimono
così chiaramente: le misure concrete saranno comunicate solo dopo aver
informato i dipendenti. Secondo il Beobachter molte sono impegnate nel
calcolare quanta energia si potrebbe risparmiare se i loro uffici open space
semivuoti non dovessero più essere riscaldati, ventilati e illuminati. Non ci
sarebbe quindi da stupirsi se presto ordineranno al personale di tornare nelle
quattro mura domestiche, come ai tempi dei confinamenti per coronavirus.
La parola alla specialista
Ma le aziende sono
autorizzate a farlo? Sì, risponde l'esperta Katharina Siegrist. "In
situazioni eccezionali, i dipendenti dovranno probabilmente accettare il
telelavoro temporaneo". Ma ragioni puramente economiche non sono
sufficienti per uno smart working non volontario. Sul tema non esiste peraltro
ancora una giurisprudenza, spiega la specialista al bimensile. "La cosa
migliore è cercare di trovare una soluzione amichevole e rimanere flessibili".
Secondo Siegrist il lavoro a domicilio deve essere accompagnato con un'equa
compensazione delle spese. Se i dipendenti utilizzano una parte del loro
alloggio per il lavoro possono, ad esempio, richiedere il rimborso dei costi
per stampanti, mobili, internet nonché - come ha stabilito nel frattempo il
Tribunale federale - anche un contributo ai costi di affitto. "La cosa
migliore da fare è prevedere in anticipo, nell'ambito di un accordo scritto, le
regole che si applicano al lavoro concordato nell'ufficio di casa", dice
Siegrist. "I datori di lavoro non possono semplicemente scaricare i costi
energetici sui loro dipendenti", mette in guardia la specialista.

