Riscaldamento climatico
L’estate da record ha sciolto i ghiacciai
Redazione, Keystone-ATS
11.09.2022 12:38

Foto: © Shutterstock
“Il 2022 ha battuto qualsiasi primato”, ha detto il direttore della Rete di monitoraggio dei ghiacciai svizzeri. Il rapporto completo è atteso per l’autunno.
“Estremi e
preoccupanti”. Così sono stati definiti i primi risultati emersi dallo studio
della Rete di monitoraggio dei ghiacciai svizzeri (GLAMOS) dal direttore
Matthias Huss. I ghiacciai, viene spiegato, non si sono mai sciolti così tanto
come quest’estate e l’acqua persa non tornerà.
Il ghiacciaio del Gries sta morendo
Il direttore di
GLAMOS Matthias Huss è al lavoro sul ghiacciaio di Gries, nelle Alpi vallesane.
In mezzo al ghiaccio, la roccia è visibile in fondo a un crepaccio. Il
ghiacciaio sta morendo e presto si dimezzerà, afferma l'esperto.
Il rapporto sui ghiacciai svizzeri
Quest'estate, come da
diversi anni, il glaciologo del Politecnico federale di Zurigo (ETHZ) e il suo
team si sono recati al capezzale di una ventina di giganti di ghiaccio per
stabilire un bilancio della loro massa. In altre parole, hanno misurato la
reazione diretta dei ghiacciai alle condizioni climatiche dell'estate.
Il rapporto completo
è atteso per l'autunno, ma le tendenze sono già chiare: "Altri anni come
il 2011, il 2015, il 2018 e il 2019 hanno già registrato uno scioglimento molto
intenso. L'anno 2022 è davvero diverso e batte tutti i record", aggiunge
Matthias Huss, che parla di risultati "estremi e preoccupanti".
Come avvengono le misurazioni
Per stabilire il
bilancio di massa dei ghiacciai e il loro stato di salute, il team di
scienziati visita la cima di 20 ghiacciai due volte l'anno. La prima
misurazione avviene in aprile per conoscere la quantità di neve del ghiacciaio.
"Questo strato è
importante perché aiuta a nutrire e proteggere il ghiacciaio durante i mesi
estivi", ha spiegato Matthias Huss a Keystone-ATS. Una seconda misurazione
viene effettuata a settembre per vedere come ha reagito il ghiacciaio durante
l'estate.
I primi segnali preoccupanti
Già ad aprile, GLAMOS
ha capito che la stagione calda sarebbe stata difficile quando ha visto il
sottile strato di neve sul ghiacciaio del Gries. A luglio, a 3000 metri, la
neve si era completamente sciolta e il ghiacciaio aveva già perso massa.
A settembre, il team
ha notato una perdita di 4 metri di neve sulle parti più alte del ghiacciaio.
Un record. "È straordinario: si tratta di una perdita due o tre volte
superiore a quella degli altri anni", insiste Matthias Huss.
Lo stesso vale per il
ghiacciaio Findel sopra Zermatt, che si è sciolto di oltre 2 metri a
un'altitudine di 3'400 metri, mentre "finora era sempre stato in grado di
accumulare neve sufficiente per tutta l'estate". Il ghiacciaio del
Corvatsch, nei Grigioni, si è sciolto così tanto da non poter più essere
misurato.
“Sono le conseguenze delle azioni di 20-30 anni fa”
La situazione non può
migliorare. Lo scioglimento provoca l'affioramento di rocce che immagazzinano
calore e intensificano ulteriormente la perdita di massa.
"È difficile
vedere questi cambiamenti", afferma Matthias Huss. I ghiacciai reagiscono
molto lentamente e i risultati attuali sono la risposta ad azioni intraprese 20
o 30 anni fa. In questo senso, i piccoli ghiacciai sono già condannati",
riassume il glaciologo.
Non è troppo tardi per reagire
Ma se reagiamo ora,
rispettando le misure previste dall'Accordo di Parigi volte a limitare il
riscaldamento globale a 1,5 gradi, sarà ancora possibile salvare un terzo
dell'attuale massa dei maggiori ghiacciai svizzeri.
Oltre a preservare
questi gioielli nazionali, i ghiacciai sono anche importanti serbatoi d'acqua.
"Una volta terminato lo scioglimento, le estati calde e secche
intensificheranno la siccità nei fiumi Rodano e Reno. L'acqua potabile,
l'irrigazione, tutto sarà più complicato", avverte Matthias Huss.

