La testimonianza
"Mi sono sentito solo e il dolore non sembrava passare"
Teleticino
26.08.2022 06:06

Sono oltre 400 i casi di Vaiolo delle scimmie registrati in Svizzera da maggio 2022. Ma cosa significa essere positivi a questo virus? Un giovane ticinese ha raccontato la sua esperienza a Ticinonews.
“Mi sono contagiato a metà giugno attraverso un contatto avuto con
un altro ragazzo che ha avuto il virus prima di me. Un paio di giorni dopo
averlo incontrato ho iniziato anche io ad avere dei sintomi”, ha raccontato a
Ticinonews Enea. “Avendo già ricevuto
misure da parte del check point e dal medico mi sono isolato, non appena i
primi sintomi sono apparsi. In seguito, è subentrato il fatto il non sapere e non
capire. Ho provato tanto dolore fisico perché una volta che la pustola che avevo
sul labbro si è evoluta e la pelle tirava sempre di più.”
“È difficile gestire il dolore da solo”
“I sintomi sono molto prolungati. All'inizio sono solo brufolini, ma
poi inizi ad essere più stanco ed affaticato e le pustole iniziano a diventare nere.
Penso sia importante capire che, come ogni altra quarantena, c'è il fattore
mentale. A livello fisico soffri più di un Covid, ma sei da solo e quindi è
difficile gestire il dolore solo”, ha spiegato il giovane. “Come con le
quarantene di Covid, anche queste portano alla solitudine. In più il fatto che
ci fosse quel dolore che non sembrava passare.”
“Non intervenire sarebbe discriminatorio”
“Gli errori da non ripetere sono quelli dell’ HIV e dell’ AIDS. Il
vaiolo delle scimmie è una malattia, sì può attaccare a delle persone che prendono
scelte più a rischio, ma non per questo non si deve impedire alla popolazione di
proteggersi”, ha continuato Enea. “Non permettere a una parte della popolazione
di vaccinarsi sarebbe discriminatorio perché non ci si occuperebbe di questa parte
della popolazione. Questo sotto intende che è una minima parte della
popolazione, ma comunque 400 persone in Svizzera non sono poche.”
“Ha agito in ritardo”
Di ieri la notizia che la Confederazione ha intenzione di acquistare
100 mila dosi di vaccino. “Penso che ci sia stato un ritardo rispetto alla
domanda”, ha spiegato Enea. “Nei Paesi limitrofi a noi, come Francia e Germania,
si erano già attivati per avere i vaccini. È anche vero che alcune associazioni
svizzere si sono attivate per promuovere questa richiesta e ha funzionato. Si
vedrà se basterà per tutta la popolazione, ma per ora sembra essere abbastanza.”

