Consiglio degli Stati
Molestie sessuali sul lavoro, "la prassi attuale non va cambiata"
Keystone-ats, Andrea Pedrazzini
20.09.2022 16:54

Foto: © Crinari
"Le misure in vigore sono sufficienti per combatterle." Con tale motivazione, il Consiglio degli Stati ha respinto oggi - 25 voti a 16 - un'iniziativa del Canton Vaud che chiedeva di invertire l'onere della prova. Il dossier va al Nazionale.
E due. Per la seconda volta, la richiesta di alleggerire l'onere della prova per le molestie sessuali, modificando l'art. 6 della Legge sull'eguaglianza (LEg), è stata respinta dal Consiglio degli Stati.
Infatti, dopo una prima iniziativa del Canton Ginevra, respinta dal consiglio Nazionale nel dicembre 2020 e dal Consiglio degli Stati nel marzo 2021, una seconda iniziativa praticamente identica (questa volta del cantone vodese) è stata respinta quest'oggi dalla Camera alta. Il dossier va ora al Nazionale.
L’onere della prova
Le molestie sessuali sono una grave forma di discriminazione di genere sul posto di lavoro. Secondo un recente studio, che ha analizzato tutte le sentenze emesse dai tribunali cantonali tra il 2004 e il 2015, il tasso di decisioni sfavorevoli alle presunte vittime è quasi dell'83%.
Il problema è che la
legge sull'uguaglianza specifica che spetta alla vittima, spesso donna, portare
le prove delle avvenute molestie, mentre il datore di lavoro ha solo l'obbligo
di adottare misure preventive adeguate. L'iniziativa del Cantone di Vaud vuole
modificare questo stato di cose.
Prove inattaccabili o elementi altamente credibili?
Le vittime di
molestie sessuali sul posto di lavoro dovrebbero dimostrare di essere state
discriminate e il datore di lavoro dovrà invece dimostrare il contrario. Le
donne non avrebbero bisogno di portare in aula prove inattaccabili, ma
dovrebbero solo fare in modo di portare elementi altamente credibili
dell'avvenuta molestia.
Inversione dell’onere della prova giustificata?
Per la maggioranza
del plenum l'inversione dell'onere della prova si giustifica, ad esempio, nelle
questioni salariali, poiché il dipendente non ha accesso alle informazioni che
provano l'avvenuta discriminazione. "Spetta quindi al datore di lavoro fornire
la prova del contrario", ha ricordato Benedikt Würth (Centro/SG) a nome della
commissione. Ma nel caso delle molestie sessuali, "la situazione è più
problematica: gli elementi costitutivi del reato non sono chiaramente definiti.
E il datore di lavoro non può ottenere informazioni decisive per dimostrare il
contrario senza invadere la sfera privata dei dipendenti", ha aggiunto.
Giurisprudenza: un insieme di “elementi di prova convergenti” è già sufficiente
Stando a Würth, tra
l'altro, "la giurisprudenza prevede già che un insieme di elementi di prova
convergenti siano sufficienti affinché un caso di molestie sessuali porti a un
ordine di risarcimento contro il datore di lavoro". A suo avviso "non è quindi necessario
modificare l'attuale prassi".

