Salute
Obesità in Svizzera, un problema in crescita e una stigmatizzazione pericolosa
Redazione
04.03.2023 20:15

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In occasione della giornata mondiale dell'obesità, l'Alleanza Obesità Svizzera vuole inserire questo disturbo nella lista di malattie non trasmissibili. Ne abbiamo parlato in studio con il direttore sanitario della Clinica Sant'Anna, Francesco Volonté.
Chi dice 4 marzo, dice giornata mondiale
dell’obesità. In questa occasione, l’Alleanza Obesità Svizzera ha chiesto di inserire
questo disturbo nella lista di malattie non trasmissibili.
Situazione in Svizzera
Negli ultimi 20 anni, il tasso di persone
afflitte da obesità è cresciuto drasticamente. Oggi, il 12% degli uomini e il
10% delle donne soffrono di questo disturbo. Secondo l’Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS), queste percentuali arriveranno al 16% nel 2030. Questa malattia
è un problema che non si presenta unicamente negli adulti. Secondo l’OMS nel
2017 un bambino di quarta elementare su quattro era in sovrappeso od obeso.
Alleanza Obesità Svizzera
L’Alleanza Obesità Svizzera, in un
comunicato stampa, chiede interventi urgenti. Primo tra tutti, integrare l’obesità
nella strategia politica sanitaria delle malattie non trasmissibili. Ciò
permetterebbe di migliorare l’informazione sul tema, di introdurre misure
mirate per ridurre il sovrappeso e di sensibilizzare la popolazione sulla stigmatizzazione
della malattia.
Malattia cronica
Cosa pensa Francesco Volonté, direttore
sanitario della Clinica Sant’Anna della proposta dell’Alleanza? “È qualcosa di
estremamente importante. L’OMS ha già riconosciuto l’obesità come malattia
cronica da molti anni. Integrarla alla lista di malattie presuppone che si
voglia agire sulla prevenzione. Ed è quello a cui bisogna puntare oggi”.
La storia dell’obesità
“L’obesità è iscritta nei nostri geni”. Il
nostro corpo ha da sempre la tendenza a immagazzinare tutte le energie a
disposizione, una tecnica di sopravvivenza che deriva dal passato. “Nei tempi
preistorici, l’uomo aveva bisogno di fare delle riserve per resistere ai tempi di
carestia”, spiega Volonté. “Questa tecnica di sopravvivenza è stata sopraffatta
dopo la rivoluzione industriale quando, nella nostra alimentazione, sono apparse
una quantità di calorie e una concentrazione di nutrimenti in modo molto rapido
e il nostro corpo non è riuscito ad adattarsi”.
Lo stigma
Nel pensiero collettivo, l’obesità viene ricollegata
a una mancanza di movimento e ad una dieta grassa. “Nel 70% della popolazione
si pensa che una persona è obesa perché si muove poco e mangia tanto. Si stima
che nella comunità medica, quasi il 50% dei dottori pensa che l’obesità sia
legata alla pigrizia”. Un problema che può portare alla stigmatizzazione dei
malati e può bloccare l’accesso dei pazienti alle cure. “È sbagliato accusare
le persone. Ciò non fa altro che attivare altri circoli viziosi e far
richiudere le persone su loro stesse, impedendo anche l’accesso alle cure”.

