Svizzera
Oltre 10mila firme contro lo stop alle adozioni internazionali, Gianini: "Il divieto non è la via giusta"
Francesca Facchiano
11.04.2025 20:29

Le adozioni internazionali devono continuare ad essere possibili. Lo chiede la Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale, facendo propria per 19 voti a 6 una mozione del deputato ticinese.
La risposta della società civile è arrivata forte
e chiara: sono oltre 10mila le firme raccolte in meno
di un mese per chiedere al Consiglio federale di ritirare la decisione di
vietare le adozioni internazionali. Un'iniziativa partita dal basso che ha
trovato rapidamente eco in tutto il Paese. A farsi promotore della petizione è
stato il Partito evangelico svizzero, sostenuto su più fronti. Tra questi anche
la neonata associazione “Gruppo adozione e famiglie Svizzera”, fondata proprio
in risposta al provvedimento del Governo, che ieri si è recata a Berna per la
consegna delle firme. "Chiediamo al Consiglio federale di fare un passo
indietro, è una decisione che non mette al centro il benessere del
bambini", ha sottolineato la presidente Tristana Martinetti.
La politica si muove
La protesta non è rimasta confinata alla piazza.
Anche sul fronte politico ci si sta muovendo. Proprio oggi, alla Commissione
degli affari giuridici del Consiglio nazionale, il consigliere nazionale del
PLR Simone Gianini ha depositato una mozione che chiede
al Consiglio federale di rivedere la sua posizione. Il testo è stato accolto
quasi all'unanimità, segnale di un malcontento trasversale che attraversa le
forze politiche, al di là degli schieramenti. "Bisogna concentrarsi sulla
revisione del sistema per evitare gli abusi, non uscirne: il divieto non è la
via giusta", ha fatto notare il deputato ticinese.
Famiglie in attesa, uno spiraglio si apre
La decisione del Consiglio federale ha colpito
profondamente non solo le famiglie che hanno già adottato un bambino
all’estero, ma anche posto nell’incertezza quelle che sono in procinto di
farlo. Con la presentazione e la prima accoglienza positiva della mozione in
Commissione, però, si apre uno spiraglio. Ora la parola passa al Parlamento,
con l’auspicio che venga presto fatta chiarezza su un tema tanto delicato
quanto sentito.

