Lavoro-famiglia
Quattro mamme su cinque in Svizzera sono attive professionalmente
Redazione
11.10.2022 10:12

Foto: © Shutterstock
Nel 2021 in Svizzera l’82% delle mamme erano attive a livello professionale, soprattutto a tempo parziale. In media chi dopo aver avuto figli lascia il lavoro aspetta cinque anni prima di riprendere l’attività lavorativa.
Le mamme in Svizzera non lasciano il posto di lavoro, ma
continuano a essere attive professionalmente anche dopo aver avuto figli. E lo
fanno soprattutto a tempo parziale. Nel 2021, l’82% delle madri svizzere era
attivo dal punto di vista professionale: lo mostrano i dati pubblicati oggi
dall’Ufficio federale di statistica. Nello studio vengono considerate le
donne dai 25 ai 54 anni con uno o più figli di età inferiore ai 15 anni che vivono
nella stessa economia domestica. Un dato aumentato del 20% nell’arco di trent’anni:
nel 1991 erano il 59,6%.
5 anni di stop prima di riprendere a lavorare
Prima di rientrare nel mercato del lavoro, in media le madri sono state a casa per cinque anni. Dopodiché, solo l’8,5% delle mamme ha ripreso a lavorare a tempo pieno. Il
grado di occupazione medio era del 36%, una percentuale inferiore a quella
delle madri che non avevano abbandonato il mercato del lavoro (grado di occupazione
del 61% dopo il primo parto).
Un impiego almeno al 50%
Lo scorso anno, il 78,1% delle madri attive
professionalmente lo faceva a tempo parziale, percentuale che scende al 35,2%
per le donne senza figli. Sempre più madri lavoravano con un elevato grado di
occupazione: la quota delle madri con un grado dal 50 all’89% è passata dal
25,7% nel 1991 al 44,7% nel 2021, mentre quella delle madri con grado di
occupazione inferiore al 50% è calata dal 51,3 al 33,4%. Subito prima di
diventare madri, due donne occupate su cinque (40,1%; media degli anni dal 2016
al 2021) lavoravano a tempo parziale. Al ritorno dal congedo maternità, la loro
quota raddoppia, attestandosi all’80,1%. L’aumento del lavoro a tempo parziale
dopo il primo parto determina un calo del tasso di occupazione medio dall’83 al
61%, il che equivale a 1,1 giorni lavorativi in meno alla settimana. In seguito
al secondo parto, la quota di tempo parziale continua a crescere, sebbene più
lentamente (l’83,5% prima del secondo parto; dopo: 87,8%).
Categoria più colpita dalla disoccupazione
Con un tasso di disoccupazione ai sensi dell’Ufficio
internazionale del lavoro (ILO) pari al 5,6% nel 2021, le madri erano
confrontate a questo problema più spesso delle loro coetanee senza figli
(4,6%). Il tasso di disoccupazione era particolarmente elevato tra le madri di
nazionalità straniera (11,4%; svizzere: 3,0%).
Dopo il primo figlio una donna su nove resta a casa
Prima di avere il primogenito, il 90,0% delle donne erano
attive (media degli anni dal 2016 al 2021). Dopo il primo parto e una volta
terminato il congedo maternità, la quota di donne attive è diminuita di 9,8
punti, arrivando all’80,2%. Questo significa che circa una madre su nove ha
lasciato il mercato del lavoro. Dopo il secondo parto, il tasso di attività è
calato di 7,1 punti percentuali, passando dal 76,6 al 69,4%.
"Faccio il papà e lavoro meno"
L’arrivo del primo figlio in un’economia domestica ha fatto
aumentare la quota di padri che lavoravano a tempo parziale (dal 10,3 al
13,6%). La quota di lavoro a tempo parziale era più alta tra i padri di
nazionalità svizzera (prima della nascita del primo figlio: 13,4%, dopo 18,0%). Dal secondo figlio la quota di tempo parziale raggiungeva il 23,5%. È
invece rimasta bassa per i padri di nazionalità straniera, sia dopo la nascita
del primo figlio (6,2% a tempo parziale), sia dopo la nascita del secondo
(10,1%).
Attività professionale delle madri nel raffronto europeo
Nel confronto con i paesi dell’Unione europea, il tasso di
occupazione delle mamme svizzere con un figlio di meno di 6 anni era in ottava
posizione (74,9%), a 8 punti percentuali al di sopra della media UE (67,0%). La
percentuale più alta è stata registrata in Portogallo (83.6%). Tra le madri con
figlio tra i 6 e gli 11 anni, scende in 17ª posizione (78,2%), 3 punti sopra la
media Ue (74.9%) e a 12 dal primo posto occupato dalla Cechia (90%).

