Grigioni
Riciclare la plastica, i microbi potrebbero dare una mano
Domitilla Cerclé
30.11.2022 14:31

Foto: © Joel Rüthi
In uno studio effettuato da due ricercatori dell'Istituto federale di ricerca sulla foresta, la neve e il paesaggio (Wsl) risulta che i microbi presenti nelle Alpi degradano la plastica, anche se possono impiegare anni per decomporla completamente.
Da diversi anni si ripete
come la plastica sia onnipresente, anche nel terreno. Due microbiologi, Joel Rüthi
e Beat Frey, dell’Istituto federale di ricerca sulla foresta, la neve e il
paesaggio (Wsl) hanno analizzato gli organismi presenti nei terreni a 3'000 metri
di altitudine nel Canton Grigioni, per capire se questi microbi possono scomporre
e riciclare la plastica. Lo scopo della ricerca è interessante non solo per la decomposizione
dei rifiuti, ma anche per capire se “i microrganismi adattati alle basse temperature
potrebbero essere utilizzati anche per la degradazione tecnologica della
plastica”. Lo studio è in seguito stato pubblicato nel Journal of Hazardous
Materials. È quanto rende noto un comunicato del Wsl.
Procedimento
Rüthi
ha interrato in laboratorio tre tipi di plastica in campioni di terreno prelevati in Engadina:
“due biodegradabili usati per i sacchetti del compost e un pezzo di
polietilene (PE), usato per i soliti sacchi neri dei rifiuti”. Dopo cinque mesi
a 15 gradi Celsius, quelli di plastica biodegradabile hanno mostrato
piccoli fori e “una crescita (biofilm) di batteri e filamenti fungini”. Il PE invece è rimasto intatto. “I sacchi di
compost erano parzialmente degradati, ma ci sarebbe voluto molto più tempo
perché si decomponessero completamente”, spiega il ricercatore. Il testo sottolinea quindi come "nelle Alpi - o in qualsiasi altro luogo della natura - non devono essere smaltiti in nessun caso rifiuti di plastica, nemmeno quelli in plastica biodegradabile".

Analisi
Il ricercatore ha sminuzzato chimicamente il Dna dei campioni di biofilm, li ha moltiplicati e ha ricomposto al computer le sequenze sovrapposte. In questo modo si è potuto analizzare cosa sia cresciuto sulle pellicole, scoprendo milioni di geni. Il microbiologo, si legge nel testo, grazie a banche dati comparative, è riuscito a filtrare quelle che contengono il “piano di costruzione” di strumenti molecolari, i cosiddetti enzimi. Questi, viene specificato, sono specializzati, ad esempio, nella scomposizione di sostanze come le molecole vegetali a catena lunga come la lignina e la cutina o i cosiddetti esteri (i mattoni del poliestere). "Da ciò si deduce che vi si sono insediati microrganismi che decompongono sostanze chimiche come quelle presenti nella plastica", spiega Rüthi. Nei campioni, viene precisato, hanno prosperato anche i batteri che legano
l'azoto atmosferico e sono importanti per la salute del suolo, questo
significherebbe che i microbi hanno utilizzato la plastica come fonte
aggiuntiva di energia e carbonio, altrimenti raro nei terreni alpini. Lo
studio ha quindi dimostrato che i microbi presenti nelle Alpi degradano la plastica,
anche se possono impiegare anni per decomporla completamente.
Utilizzazioni future
Dalle
sequenze di Dna ricavate in laboratorio, sarebbe possibile ottenere enzimi per
la degradazione della plastica che funzionino anche a temperatura ambiente. Per
il futuro, si potrebbe contemplare la possibilità di scomporre la plastica per produrne
della nuova, senza bisogno di petrolio grezzo. L’azienda francese Carbios
avrebbe già tentato di rendere utilizzabili questi enzimi per creare un “sistema
funzionale di riciclaggio del PET entro il 2025”, in modo da rendere “possibile
una vera economia circolare per la plastica”. Il ricercatore intende ora
analizzare i terreni ricevuti da una spedizione artica.


