Svizzera
Settore vendita, Unia: "Piena compensazione del rincaro e aumenti salariali"
Redazione
31.08.2023 12:11

Foto: ©Chiara Zocchetti
Per il sindacato è giunta l’ora di ottenere un netto miglioramento delle condizioni di lavoro. "Serve la volontà di riconoscere finalmente il giusto valore al lavoro dei propri dipendenti".
Il
sindacato Unia lancia l’allarme in tutta la Svizzera nel settore
del commercio al dettaglio con una giornata di denuncia delle condizioni di
impoverimento salariale del personale di vendita. In un settore in cui le
lavoratrici e i lavoratori, "già fortemente precarizzati e indeboliti, sono
stati colpiti duramente dalle ultime modifiche di legge che consentono le
aperture domenicali generalizzate, è più che mai necessaria una completa
compensazione del rincaro e l’aumento consistente dei salari minimi e reali", si legge in un comunicato.
"La classe lavoratrice si è impoverita"
Nel 2022 si è registrata in Svizzera "la peggiore perdita di potere d'acquisto
degli ultimi 80 anni, tanto che i salari reali dell’intera economia sono
addirittura diminuiti dell’1.9%". Questo dato "diventa ancora più drammatico se
si considera che il -1,9% non rappresenta che una media". L’inflazione
e l’aumento del costo dell’energia, dei premi di cassa malati, dei prezzi
degli affitti e dei beni di consumo "hanno contribuito a impoverire la classe
lavoratrice, già duramente colpita dalle ondate pandemiche. Ma non è soltanto
nell’inflazione che dobbiamo cercare le cause di questa diminuzione del
potere d’acquisto e dei salari reali: il motivo va ricercato anche nel rifiuto
quasi sistematico da parte della classe padronale di aumentare i salari dei
propri dipendenti". La
piena compensazione del rincaro "si è ottenuta solo in quei rami economici e
aziende in cui il lavoro e le pressioni sindacali hanno permesso di
introdurre nei contratti collettivi degli articoli specifici con i quali si
riconosce la piena compensazione salariale all’indice dell’inflazione".
La situazione in Ticino
Anche nel settore del commercio al dettaglio del Canton Ticino è stato introdotto un contratto collettivo cantonale, non firmato
dal sindacato Unia, barattato con l’introduzione della legge sugli orari di
apertura dei negozi che, "spalancando le porte alle liberalizzazioni degli
orari di apertura dei commerci, ha permesso un peggioramento a valanga delle
condizioni di lavoro del personale di vendita". Introdotto
nel 2020, il CCL prevede dei salari che già all’epoca il sindacato Unia
riteneva inaccettabili: 3'200 franchi per il personale non qualificato, 3'400
per i dipendenti con CFC e 3'600 per il personale AFC. "Salari talmente
bassi che risultano imbarazzanti e contribuiscono a generare nel settore un
esercito di working poor, ovvero di persone che pur lavorando si ritrovano in
una situazione di povertà o di rischio tale".
Il valore del lavoro
Tuttavia, "ci vorrebbe
veramente poco per aumentare i salari da dumping previsti da quel guscio
vuoto chiamato CCL. Certamente ci vorrebbe la volontà di quei datori di
lavoro che negli ultimi anni, nonostante si siano sempre affrettati a
piangere miseria mezzo stampa, hanno fatto utili stratosferici". Ci vorrebbe
la volontà "di riconoscere finalmente il giusto valore al lavoro dei propri
dipendenti: uomini e donne che fanno i salti mortali per
resistere in un settore dove le settimane lavorative sono interminabili e le
pressioni e lo stress sono all’ordine del giorno". Purtroppo,
però, "non possiamo che constatare che da quando è entrato in vigore il CCL
del commercio al dettaglio, i salari non sono stati aumentati nemmeno di un
centesimo. Nessun incremento persino lo scorso anno, quando il peso
dell’inflazione e l’esplosione dei prezzi ha praticamente svuotato il
portafogli della classe lavoratrice, che è diventata ancora più povera e
indebolita". La
comunità contrattuale del settore del commercio al dettaglio ha lasciato che
i lavoratori e le lavoratrici della vendita "continuassero a percepire 17,58 franchi all’ora di salario base".
Unia: "Tutto ciò è inaccettabile"
Per Unia, non resta che incrociare le dita e sperare che nella trattativa per il rinnovo
del CCL commercio al dettaglio, al quale Unia stessa non partecipa, i sindacati
firmatari "facciano valere esclusivamente gli interessi dei lavoratori e delle
lavoratrici sopra ogni altra cosa". E che le associazioni padronali "riconoscano finalmente gli aumenti salariali di cui il personale di vendita
ha bisogno, senza nascondersi strumentalmente dietro il magro adeguamento del
salario minimo previsto dalla legge a partire dal 1° dicembre 2023".
Le richieste
Il
sindacato Unia chiede una compensazione completa dell'inflazione nel settore
del commercio al dettaglio, il recupero del potere d'acquisto perduto
e un aumento sostanziale dei salari minimi e di quelli reali per tutti. Il
settore della vendita al dettaglio "sta andando bene anche grazie al lavoro
sempre più sotto pressione del personale impiegato. Le catene di vendita al
dettaglio hanno trasferito gli aumenti dei prezzi sui consumatori, ma i
salari non hanno tenuto il passo, nonostante la produttività sia cresciuta notevolmente". Le
domeniche di apertura "sono state accettate dalla popolazione ticinese e non
possiamo che riconoscere il fatto che le associazioni padronali di categoria
hanno davvero ottenuto tutto. Adesso tocca ai lavoratori e alle lavoratrici. È
veramente giunta l’ora di ottenere dei consistenti aumenti salariali e un
netto miglioramento delle condizioni di lavoro. Non si può più aspettare".

