Crisi energetica
“Sono allarmato”
Keystone-ats
12.09.2022 16:11

Il presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam) Fabio Regazzi esprime preoccupazione per l’aumento dei prezzi del settore elettricità. “Gli ostacoli amministrativi vengano rimossi”.
L'Unione svizzera
delle arti e mestieri (Usam) ha presentato oggi le sue proposte per affrontare
la crisi nel settore dell'elettricità. Tra queste figurano la rimozione degli
ostacoli amministrativi e la possibilità per le aziende di tornare alla fornitura
di base. "Sono molto preoccupato. Anzi, sono allarmato", ha
dichiarato il presidente dell'Usam e consigliere nazionale Fabio Regazzi
(Centro/TI) di fronte ai media a Berna, stando a un comunicato. Per molte
aziende, l'aumento dei prezzi è "insopportabile e minaccia la loro stessa
esistenza", ha continuato. E ha chiesto che "gli ostacoli
amministrativi vengano rimossi".
Una serie di mozioni
L'Usam ha raccolto le
sue richieste e le proposte di azione in mozioni che saranno presentate durante
la sessione autunnale. Nello specifico chiede che la costruzione di impianti su
piccola scala per tutte le tecnologie sostenibili a livello domestico sia
consentita senza permessi in tutte le zone di pianificazione territoriale.
Inoltre, l'associazione delle Pmi chiede che gli annunciati progetti
idroelettrici ed eolici su larga scala non siano più soggetti a una procedura
di opposizione fino a quando non saranno raggiunti gli obiettivi di sviluppo
della strategia energetica.
Ritorno all'approvvigionamento di base
L'Usam ha inoltre
ribadito una richiesta che aveva già formulato in una lettera indirizzata alla
ministra dell'energia Simonetta Sommaruga e a quello dell'economia Guy Parmelin
il 23 agosto: le possibilità per le aziende che operano nel cosiddetto mercato
libero dell'elettricità - ora colpito da un'esplosione dei prezzi - di tornare
alla fornitura di base per limitare i costi. Ci sono però alcune condizioni: le
aziende dovranno dare un preavviso di un anno e una volta entrate nella
fornitura di base, dovranno rimanervi per almeno tre anni o pagare una penale
del 10% sulla parte energetica. Il presidente di Gastrosuisse Casimir Platzer
ha giustificato queste richieste con due esempi concreti. Il primo esempio
riguarda un hotel di montagna che finora aveva costi annuali per l'elettricità di
circa 5’000 franchi. La prima offerta fatta dal fornitore di energia elettrica
per un nuovo contratto quinquennale avrebbe aumentato i costi dell'elettricità
a 162’000 franchi. Una seconda offerta, più bassa, comportava comunque costi
annuali superiori a 81’000, con un aumento del 1’600%. Lo stesso Fabio Regazzi
ha dichiarato al Blick pochi giorni fa che il fornitore di energia elettrica
della sua azienda ha aumentato i prezzi del 1’600%: ha chiesto quasi un milione
di franchi per il prossimo anno, mentre quest'anno i costi sono stati di soli
60’000 franchi, ha spiegato al giornale.
Piano di risparmio per settore
In caso di penuria,
l'Usam teme che la Confederazione ricorra a imposizioni, come il divieto di
alcune attività e il contingentamento dell'elettricità. "Per molte
aziende, catene del valore e industrie, queste misure di gestione granulari e
intrusive sono sproporzionate e potenzialmente mettono in pericolo la loro
esistenza", spiega il direttore dell'Usam, Hans-Ulrich Bigler. L'Usam
propone quindi un "livello intermedio" di misure, che si situa dopo
il risparmio volontario, ma prima dei divieti e contingentamenti. In questa
fase, le industrie dovrebbero proporre e concludere volontariamente accordi di
risparmio energetico con l'approvvigionamento economico del Paese. Dovranno
inoltre scegliere liberamente come implementare l'accordo. Questa richiesta era
già contenuta in una lettera inviata al ministro dell'economia il 16 agosto.
"Il Consiglio federale ha indicato che è pronto a prendere in considerazione
la nostra proposta", ha detto Bigler. Nella missiva inviata la settima
seguente a Sommaruga e Parmelin l'Usam formulava tre richieste per venire in
aiuto agli imprenditori: permettere a chi si rifornisce sul mercato libero di
ritornare all'approvvigionamento di base, concedere una proroga dei contratti e
mantenere basso l'interesse sul capitale investito nelle reti elettriche.

