Svizzera-Italia
Telelavoro dei frontalieri, "no a un nuovo “accordo amichevole” con l’Italia"
Redazione
27.02.2023 16:33

Per il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri l’agevolazione dell’home office per i lavoratori frontalieri attivi nel settore terziario avrebbe dei risvolti negativi. “Chi desidera dei collaboratori da mandare in telelavoro, non ha che da assumere residenti”.
Il Consiglio federale non entri nel merito di un nuovo
“accordo amichevole” con l’Italia per regolamentare il telelavoro dei
frontalieri. È quanto chiede una mozione depositata dal consigliere nazionale leghista
Lorenzo Quadri, secondo il quale i recenti dati dell’UST sul frontalierato in
Ticino mostrano una situazione “sempre più insostenibile”.
Le cifre
Ricordiamo che i frontalieri presenti nel nostro cantone sono
78mila. In Ticino quasi un terzo (38,2%) dei lavoratori proviene dall’Italia: “si
tratta della quota più alta della Svizzera, ed è in continua crescita”, rimarca
Quadri. “Allarmante in particolare la
situazione nel terziario, dove l’aumento annuale è stato del 5,6%”. Il settore “impiega
ormai 52mila frontalieri”. Due decenni fa erano 10mila. Nell’edilizia e
nell’industria i numeri restano invece sostanzialmente stabili.
“Un’ulteriore agevolazione sarebbe totalmente sbagliata”
Secondo Quadri, nel terziario spesso
i frontalieri sostituiscono i residenti, generando sul territorio “disoccupazione
e dumping salariale”. Il Governo, tuttavia, “ha sempre chiuso gli occhi davanti
a una situazione vieppiù degradata”. I frontalieri che possono usufruire
dell’home office non sono quelli attivi nell’ambito delle cure (ospedali, case
per anziani,) e nemmeno quelli sui cantieri o nelle fabbriche. “Sono invece
quelli impiegati in ufficio, e la cui presenza - sempre più sproporzionata -
nuoce al mercato del lavoro locale”. Un’ulteriore agevolazione di questa
categoria tramite il telelavoro “sarebbe totalmente sbagliata”. Per il deputato
leghista non è nemmeno vero che ci sarebbero dei risvolti positivi per la
viabilità. “Chi desidera dei collaboratori da mandare in home office, non ha
che da assumere residenti”.
La richiesta e le motivazioni
L’Associazione dei comuni
italiani della fascia di confine aveva scritto a Roma chiedendo la
sottoscrizione con la Svizzera di un accordo che permettesse il telelavoro dei
frontalieri fino a una percentuale lavorativa del 40%. La Camera dei Deputati dovrà
chinarsi a breve sul tema. “Si chiede pertanto al Governo di non entrare nel
merito della sottoscrizione di un nuovo accordo amichevole in sostituzione di
quello firmato causa pandemia nel giugno 2020 e decaduto il 31 gennaio scorso”.
Il fatto che ne esistano con altri Paesi è irrilevante per Quadri: “la
situazione ticinese è un unicum in Svizzera e come tale va affrontata”.
Oltretutto, il telelavoro dei frontalieri “è comunque possibile anche senza un
nuovo accordo”; certo, “con conseguenze fiscali negative e oneri ed incertezze
burocratiche”. In conclusione, sarebbe del tutto sbagliato, da parte del Consiglio
federale, incoraggiare delle “gravi distorsioni che vanno invece corrette”.

