Svizzera-Ue
Tra Berna e Bruxelles “nessuna differenza insormontabile”
Keystone-ats
07.10.2022 14:40

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I parlamenti di Svizzera e Ue "prendono atto" delle differenze di approccio che permangono, con la Commissione europea favorevole a "una soluzione globale per le questioni strutturali".
Non sussistono
differenze politiche insormontabili tra la Svizzera e l'UE. È quanto indica un
tweet diffuso oggi al termine di un incontro tra parlamentari svizzeri e la
controparte europea, in cui si auspica che i contatti tra la commissione e il
Consiglio federale s'intensifichino dopo il "no" elvetico all'accordo
istituzionale con Bruxelles. L'incontro tenutosi a Rapperswil-Jona (SG) è
sfociato in una dichiarazione congiunta sottoscritta dal rappresentante
svizzero, il Consigliere agli Stati Benedikt Würth (Centro/SG), presidente
della delegazione dell'Assemblea federale presso l'Associazione europea di
libero scambio (AELS) e il Parlamento europeo, e il deputato europeo Andreas
Schwab (PPE, democratici cristiani), presidente della delegazione permanente del
Parlamento europeo per le relazioni con la Svizzera.
Si torna a parlare di accordo quadro
Nella dichiarazione
congiunta in tredici punti, le parti sottolineano l'importanza di mantenere
relazioni stabili e amichevoli, mentre si accolgono con favore i colloqui
esplorativi in corso dallo scorso marzo tra Berna e Bruxelles, auspicando che
le discussioni portino a "una base comune per la ripresa dei negoziati il
prima possibile" in vista della conclusione di un accordo quadro. I
parlamenti dell'UE e della Svizzera "prendono atto" delle differenze
di approccio che permangono, con la Commissione europea favorevole a "una
soluzione globale per le questioni strutturali".
Studi e ricerca come segnale d’apertura
La dichiarazione
sottolinea inoltre l'importanza della cooperazione nell'ambito di programmi
europei come Horizon Europe, Erasmus+, Euratom o Digital Europe. A tale
proposito, la decisione del Consiglio federale di conferire un mandato
negoziale ai propri diplomatici rappresenterebbe "un segnale politico
chiaro chiesto dall'UE come condizione per l'apertura di trattative per l'associazione
della Svizzera ai programmi europei".
Questioni giuridiche tra diritto, salari e permessi di dimora
Le parti sostengono
anche un approccio a due pilastri per la risoluzione delle vertenze: la Corte
di giustizia europea interpreta e applica l'acquis comunitario mentre il
Tribunale federale fa lo stesso col diritto svizzero. Le parti prendono atto
della posizione svizzera secondo cui sono necessarie misure di accompagnamento
e di protezione dei salari che vadano oltre l'attuale legislazione europea. Da
parte sua, l'UE insiste sul fatto che nessuna misura deve essere
discriminatoria. I rappresentanti hanno inoltre concordato che la Svizzera
dovrebbe ridurre a cinque anni il periodo minimo di residenza richiesto per
ottenere un permesso di dimora per i cittadini dei tredici Paesi che hanno
aderito all'UE dal 2004 (a condizione che siano soddisfatti altri criteri come
l'integrazione o le competenze linguistiche).
Più in generale, la
dichiarazione esprime l'aspettativa che "i contatti tra il Consiglio
federale e la Commissione europea siano intensificati al fine di ottenere i
chiarimenti e le garanzie necessarie per l'assegnazione di un mandato
negoziale".

